Una vera e propria partita a scacchi, quella in corso tra l’Uomo Ragno e un irriconoscibile dottor Octopus. L’un contro l’altro armati, i due si conoscono talmente bene da prevedere perfettamente le mosse avversarie, nella cruenta battaglia in corso di pubblicazione sulla serie regolare di The Amazing Spider-Man ed entrata nel vivo con questo numero (nnr. 588 e ss., novembre 2012 Panini Comics, € 3,30 cad.).

L’antefatto: il buon vecchio Otto Octavius è ormai davvero mal ridotto, il fisico stremato dalle mille battaglie (oddio, applicando a tutti questo ragionamento non sarebbero molti gli eroi e i criminali ancora in piedi…) è tenuto insieme in qualche modo da macchinari assortiti. Intanto è riuscito a creare un sistema spaziale di specchioni e satelliti complicatissimo che potrebbe, a suo dire, risolvere ogni problema di surriscaldamento del pianeta, tanto da offrirsi ai potenti della Terra nell’insolita veste di benefattore. Ovviamente Spidey non gli crede e, subodorando la fregatura, riunisce i Vendicatori e parte all’attacco, indossando anche un costume ipertecnologico adattato ai poteri del nemico.

Morale: l’Uomo Ragno si trova con Cap, Thor, Iron Man, Hulk Rosso, la Vedova Nera, la Donna Ragno e Occhio di Falco a fronteggiare i redivivi Sinistri Sei, che, al comando di Octopus, schierano l’Uomo Sabbia, Rhino, Mysterio, Elektro e il Camaleonte. Spettatori migliaia circa, ventilazione inapprezzabile, avrebbe detto qualche cronista di una volta. Ed ecco il violentissimo scontro, sulla carta senza storia, ma dal finale che non ti aspetti. Almeno fino alla prossima puntata. Trama avvicente, ben orchestrata dal solito Dan Slott e disegnata, a capitoli alternati, da Humberto Ramos e dal “nostro” Stefano Caselli.

Da segnalare anche la visita dei Vendicatori al Senato italiano mentre è in corso il G8 del mese, con Barack Obama e… Mario Monti (ne parlavamo già ai tempi dell’uscita americana dell’albo).
In appendice, il ritorno di Kaine, alias Ragno Rosso, clone di Peter Parker, di nuovo tra noi (ammesso che qualcuno ne sentisse la mancanza) ad opera di Yost, Stegman, Babinsky e Gracia.

(Domenico Marinelli)

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