Una grande passione per l’horror e per il fumetto: ecco perché Fabio Celoni “doveva” diventare un grande illustratore dell’orrore e un disegnatore di comics tra i più apprezzati. Da Mostri, nei primi anni Novanta, a Topolino, da Dylan Dog a Brad Barron, da Nemrod a Dampyr, passando per numerose graphic novel. L’ideale “sintesi” del suo lavoro è quindi la versione topoliniana di Dracula!
Anche se solo per via… “epistolare”, la redazione di Sbam! ha avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con lui per una lunga intervista che trovate sui numeri 4 e 5 di Sbam! Comics (che potete scaricare gratuitamente da qui: nr. 4 e nr. 5). Vi anticipiamo alcuni dei temi toccati, rimandandovi alla rivista per il testo completo.

Fabio, raccontaci le tue origini, come sei arrivato al fumetto, i tuoi primi lavori…
Ciao a tutti. Posso dirti quello che vale per tanti miei colleghi: ho desiderato fare questo mestiere fin da bambino, si può dire da quando ho imparato a leggere (proprio sui fumetti). Da lì mi è venuto spontaneo volerli rifare, ricopiandoli, o farne di nuovi, di mia invenzione. I miei primi “fumetti autoprodotti” (testo e disegno) li ho realizzati tra i 6 e i 13 anni di età, avventure di pochissime pagine, spesso… solo una, inizialmente impostata un po’ sul “modello Bianconi”, con titolo orizzontale, personaggio principale sulla sinistra e quadrupla sottostante.
Poi passai al “modello disneyano”, con titoli graficamente più liberi, anche se la storia incontrava sempre una fine prematura perché finivo presto con l’annoiarmi, avendo pensato qualche storia nuova che mi costringeva a interrompere la precedente. Poi si può dire che non ho più smesso. Realizzavo questi fumettini anche a scuola, durante le lezioni. Avevo una sorta di… intercessione papale, visto che la professoressa di artistico alle medie sapeva che volevo fare il fumettista, e mi concedeva spesso la sua ora per portare avanti le mie storie. Dopo le scuole medie mi sono iscritto alla Scuola del Fumetto di Milano, e intorno ai 17-18 anni ho iniziato a lavorare. Una delle primissime cose fu una tornata di tavole a matita per un episodio dei Fantastici 3 supermen. Poi iniziai a collaborare con Mostri della Acme, e quindi, dopo la sua chiusura, con la Disney per Topolino, a circa 19 anni.

Nemrod

I tuoi lavori più importanti sono stati per Disney e per Bonelli: due tipologie di fumetto molto diverse, come riesci a “saltellare” da una all’altra?
Dopo diversi anni che lo faccio, ormai le difficoltà del “cambio di marcia” si sono un pò attenuate, anche se comunque rimangono e mi ci vuole sempre un piccolo periodo di “assestamento mentale” quando passo da uno stile all’altro. Come dici tu, sono tipologie di fumetto molto diverse, quasi agli antipodi, in cui bisogna tenere conto di diverse priorità, di schemi e linguaggi che sono propri a ciascuna di esse. Nel fumetto realistico c’è solitamente un uso diverso della regia e della “fotografia” (cioè delle luci/ombre di scena), oltre a naturalmente una gestualità dei personaggi completamente diversa. Stesso discorso per l’inchiostrazione, in cui ci sono grandi differenze. Passando dall’umoristico al realistico, bisogna tirare il freno a mano. Quei gesti, che nell’umoristico sono esasperati e ridondanti (seppur derivanti da una sottintesa schematizzazione della realtà), nel realistico devono adeguarsi il più possibile a una gestualità reale, fotografica, benché comunque interpretata e dunque sintetizzata in uno stile. Quando parliamo con una persona, anche se siamo italiani espansivi, non gesticoleremo mai come potrebbe fare il personaggio di un fumetto umoristico, con il dito alzato per sottolineare qualcosa, le braccia allargate dalla sorpresa, i capelli ritti dallo spavento o gli occhi che sporgono come palle da biliardo dalle cavità orbitali. Sembrano cose ovvie ma metterle in pratica è tutt’altro che semplice. E’ necessario aprire il dizionario di un’altra lingua.

Venendo al Dracula disneyano, chi ha avuto la prima idea?

Valentina De Poli, la direttrice di Topolino. Ha contattato me e Bruno nel suo ufficio, voleva che tornassimo a lavorare per Topolino e che lo facessimo insieme, e conoscendo la nostra passione per il fantastico, l’horror e avendo ben presente il resto della nostra produzione fumettistica (primo tra tutti Dylan Dog) ci ha proposto di lavorare su un’importante parodia del Dracula stokeriano. Io e Bruno ne fummo entusiasti, non avremmo potuto chiedere di meglio. Inoltre ci lasciò totale libertà espressiva, praticamente carta bianca. Fu un gesto di grande fiducia e rispetto nei nostri confronti, per cui la ringrazio ancora e che spero di essere riuscito a ripagare mettendo tutta l’anima, il sangue e le frattaglie nella realizzazione di questa storia, allo stesso modo in cui l’hanno messa i miei compagni di viaggio. Un’iniziativa coraggiosa ma a mio parere perfettamente inserita nella grande tradizione disneyana, che è stata ricompensata da uno splendido e insperato riscontro del pubblico di tutte le fasce di età, e che spero possa essere un’apripista per altre iniziative simili.

(Antonio Marangi • 06/08/2012)