AA.VV., Fear Itself 2, Marvel Monster Edition nr. 18, Panini Comics, giugno 2012

Dopo esserci confrontati con il primo “balenottero” (vedi) che la Marvel ha dedicato a Fear Itself, la maxi-saga dell’anno appena conclusa, è arrivato il momento di approcciarci al secondo e conclusivo Monster Edition collegato all’evento. Ormai ci siamo lasciati la paura alle spalle e l’universo Marvel guarda già avanti. Nonostante il crossover sia finito, però, mancavano alcuni tasselli; ed ecco qui proposti Fear itself: il fronte interno, Hulk vs Dracula e Giovani Ribelli (che ha per protagonisti gli ex-membri dell’Iniziativa dei 50 Stati, che annoverano tra loro alcuni tra i più riusciti dei nuovi personaggi degli ultimi anni).
Facciamo una premessa: non ho apprezzato Fear Itself, l’ho trovato un po’ troppo superficiale, gli mancava forse il coraggio di integrare alla paura scatenata dal Serpente, il solito supercattivone di turno, anche la paura reale, quella che respiriamo tutti i giorni in questo periodo di crisi. In questi tie-in, invece, abbiamo potuto godere maggiormente di questo aspetto, che trova l’apoteosi nel primo ciclo di storie di questo volume.
Il Fronte interno è davvero un ciclo straordinario, in cui le emozioni hanno la meglio sull’azione (e da qui anche la scelta del disegnatore, Mike Mayhem, capace di dar vita a splendidi “dipinti” che, seppure soffrano di una certa staticità, riescono a trasmettere un grande impatto emotivo). Protagonista delle vicende è Speedball che deve ancora una volta fare i conti con il suo passato e con la strage di Stamford (con riferimento agli eventi che hanno dato il via a Civil War). Scritto da un Cristopher Gage in formissima, la storia è fortemente postmoderna (ottima l’idea di sfruttare i post sui blog e sui social network per narrare le vicende e il punto di vista dell’uomo della strada su eventi di tale portata). Quindi un’ottima apertura per questo volume che ha ancora un paio di archi narrativi da analizzare.
Lo stile di Hulk vs. Dracula – opera di Victor Gischer (testi) e Ryan Stegman (matite) – com’è intuibile, è tutt’altro: qui l’azione prende il sopravvento sulla la trama, anzi leggendolo mi è sembrato più un esercizio di stile che altro. Una storia piacevole, che fa anche sorridere in qualche punto, ma nulla di più. D’altronde, però, era quello che era lecito aspettarselo.
La vera delusione arriva però dalla parte conclusiva, Giovani ribelli, proposta da Sean McKeever e Mike Norton. Nonostante (o forse proprio a causa) del mio attaccamento ai giovani dell’Iniziativa (Cloud 9, Thor Girl, Komod, Hardball, Gravity, Prodigy, Firestar…), questo ciclo di storie non mi ha convinto, soprattutto per il finale… “metafisico” che stravolge lo status quo di uno dei personaggi. L’andamento della vicenda è altalenante, con tanti alti e bassi, ma il finale (che non dico per non rovinare la sorpresa a nessuno) non è riuscito proprio a convincermi. Sarà magari per la prossima volta: meglio risparmiare 25€ e magari recuperare in originale la storia di Speedball (anche solo per ammirare le splendide tavole riguardanti lo tsunami).

(Mattia Caruso)