Giunge a conclusione l’ultimo megaevento Marvel, Fear Itself, con la settima uscita della serie (Marvel Miniserie nr. 125, maggio 2012, Panini Comics, euro 3,30). L’antefatto: il cattivissimo dio norreno chiamato Serpente, “nuovo” fratello di Odino, viene liberato da Sin, la figlia del Teschio Rosso, dalla sua millenaria prigione e decide – va da sè – di distruggere Asgard. Per giungere al massimo delle sue forze, lui che si nutre di paura, terrorizza l’intero pianeta Terra, soggiogando l’umanità ad opera dei suoi Valorosi, ovvero altrettanti super-esseri terrestri armati dai suoi mistici martelli (vedi anche lo Sbam-post pubblicato qui). Odino si ritira nella dimensione mistica asgardiana per riorganizzarsi, lasciando la Terra – o meglio Midgard – al suo destino.

A difendere l’umanità da cotanta malvagità e da una tale potenza di fuoco, restano quindi solo i Vendicatori, nelle loro varie squadre: ma ben presto gli eroi più potenti della Terra si ritrovano a mal partito. Bucky – il nuovo Capitan America – rimane addirittura ucciso, Spider-Man si ritira dalla battaglia ritenendola irrimediabilmente persa, potenti robot nazisti (!) devastano gli States, Steve Rogers – tornato Capitan America – si chiede come fare a… evacuare l’intero pianeta! Morte, distruzione e terrore regnano ovunque.

Alla fine della sesta puntata, come in ogni thriller che si rispetti, tutto sembra quindi perduto. Ma adesso, col settimo e ultimo episodio, arriva Iron Man, che si è procurato a sua volta armi mistiche nelle officine asgardiane, Capitan America rinnova il coraggio e la speranza di tutti (con un piccolo colpo di scena sulla sua dotazione “bellica”) e, soprattutto, Odino – convinto dal testardissimo Thor – si decide a tornare in armi su Midgard, pur se con il peso di una terribile maledizione sulle spalle…
Il finale è roboante e lascia moltissimi spiragli aperti su prossimi sviluppi e potenziali nuove saghe. Non mancano alcuni spot che lasciano intuire le prossime novità sulle varie collane, in particolare sull’annunciata imminente nuova testata Hulk e i Difensori, nome romantico dell’era Corno.

Tutto sommato bella la saga in sè, avvicente al punto giusto e dal buon grado di tensione nella lettura grazie all’ottimo lavoro di Matt Fraction. Spettacolari i disegni di Stuart Immonen, avvalorati dalle chine di Wade Von Grawbadger e dai colori di Laura Martin. Meno riusciti, secondo il nostro parere, gli intrecci con le varie serie, con un affollamento di piccoli sotto-episodi visti dal punto di vista dei vari personaggi, spesso troppo slegati dalla saga centrale. Con un evento di tale portata, ci sarebbe sembrato più “ovvio” che qualunque altra cosa si fermasse, polarizzata dalla mega-minaccia planetaria, un po’ come avvenne per Onslaught o – meglio e più ancora – per l’Era di Apocalisse, a parer nostro la miglior maxi-saga della storia Marvel.

(Antonio Marangi)