Dietro la copertina di Fabiano Ambu, ecco una interessante novità editoriale, “la prima serie legal thriller nell’ambito del fumetto italiano” come la definiscono i suoi autori. Stiamo parlando di LAW – Il lato oscuro della legge, miniserie di 6 numeri bimestrali proposta da Star Comics, nei suoi 25 anni di attività (96 pagine in b/n, formato “bonelliano”, euro 2,70, nr. 1 aprile/maggio 2012). Gli autori sono Davide Caci e Giorgio Salati, il creatore grafico dei personaggi è appunto Fabiano Ambu, questo primo episodio, Fuori tempo, è disegnato molto bene da Enza Fontana.

La vicenda è ambientata nelle aule dei tribunali e ruota attorno al potente studio legale Cussler & Brandise a San Francisco. Protagonista assoluta del fumetto e centro di gravità di tutta l’attività dello studio è Gwen Brandise, chiaramente ispirata – sia nell’illustrazione che nella caratterizzazione – a Miranda Priestly, la cinica direttrice di un giornale di moda, magistralmente interpretata da Maryl Streep in Il diavolo veste Prada, film di Davide Frankel del 2006. Suo “contrappeso” è la giovanissima Rachel Roth, fresca di laurea, ancora (ingenuamente?) convinta degli ideali della giustizia, ultima arrivata nello studio legale e quindi “vittima” preferita di Gwen (che pure la apprezza e stima, e a questo punto anche il confronto con il personaggio di Anne Hathaway nello stesso film viene spontaneo).

A completare lo studio legale anche il principe del foro Chris Sanders, l’ex poliziotto e detective della situazione Donnie Martini, la psicologa Michelle Miller e il consulente scientifico Nat Naik. Tutti con ruoli e compiti ben definiti e molto sicuri delle rispettive competenze e capacità. In questo primo episodio lo studio è impegnato a salvare dal patibolo una giovane accusata di aver fatto secco il suo ex fidanzato.

Il legal thriller è un classico della letteratura (basti pensare a Scott Turow e a John Grisham, e prima ancora a tutti i romanzi con protagonista Perry Mason) e conseguentemente del cinema (citiamo La giuria, di Gary Fleder, 2003, tratto dal romanzo di Grisham e interpretato da un Gene Hackman in gran forma): la scena è fissa, i personaggi sono pressocché sempre seduti, in aula di tribunale o nella sala riunioni dello studio legale, le scene d’azione sono pochissime e tutto si basa ovviamente sul dialogo, sul dibattito e sullo scontro verbale tra i protagonisti. Situazione perfetta per un romanzo, più difficile per il cinema – dove però si può essere aiutati dalla recitazione, dal tono di voce, dalle musiche – complicatissimo da illustrare in un fumetto: nonostante tutto questo, la resa finale di Law è assolutamente positiva.

La lettura scorre via fluida e piacevole e il disegno è sempre all’altezza (se proprio vogliamo trovare un cavillo – così rimaniamo in tema “legale” – c’è forse un lieve scadimento di qualità nelle tavole dall’inizio alla fine dell’albo, ma il livello resta comunque sempre apprezzabile). Quindi quasi dispiace che la serie sia prevista solo su sei numeri: certo, le condizioni del mercato attuale consigliano agli editori molta prudenza, ma siamo fiduciosi che buoni prodotti come questo possano consentire una… “proroga” alla chiusura della serie!

(Antonio Marangi)