Un bell’albo bonelliano di ben 228 pagine per celebrare il trentennale della comparsa in edicola di Martin Mystère: il primo numero della serie del Detective dell’impossibile è infatti datato aprile 1982, Gli uomini in nero, di Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini.

Costava 700 lire e la casa editrice si chiamava ancora Daim Press. Un personaggio “nuovo” per la tradizione bonelliana, finalmente ambientato ai giorni nostri e in una città moderna, dopo decenni di western, jungle, situazioni esotiche. Colpiva anche la grafica della testata: ampia e massiccia, occupava (allora come oggi) tutta la parte alta della copertina, perfino con un sottotitolo. Fino a quel momento, e con la sola eccezione di Ken Parker, i vari loghi di Tex, Zagor, Mister No, Akim, Piccolo Ranger… erano stati piccoli e svolazzanti sulla pagina, nell’angolo lasciato libero dal titolo dell’albo.

Trent’anni dopo Martin Mystère è un po’ cambiato: è un tranquillo signore di mezza età felicemente accasato con la bella Diana, non è più il donnaiolo marpione, con look molto alla Indiana Jones, degli esordi. Ma mantiene le sue caratteristiche fondamentali di logorroico cacciatore di mysteri, coraggioso e sempre in gran forma nonostante gli anni che passano, l’unica persona al mondo che può “tradurre” i mmmghhrrr  del fedelissimo Java. E anche l’albo è cambiato: non più un mensile dalle classiche 96 pagine bonelliane, ma un albo doppio a periodicità bimestrale.

Alfredo Castelli, sul precedente numero 319, si era simpaticamente lamentato della “triste” concomitanza del “suo” anniversario con il cinquantesimo di Diabolik, che inevitabilmente ha fatto e fa ombra al Buon Vecchio Zio Marty. Comunque sia eccolo, questo numero 320, realizzato dai medesimi autori del primo numero, lo stesso Castelli e il grande Alessandrini. Bello, a partire dal titolo, che si può leggere nei due sensi: 30 anni (di Martin Mystère) o Anni 30 (il titolo “giusto” della storia). Infatti è negli anni Trenta che si svolge questa curiosa storia in qualche modo avulsa dalla continuity mysteriosa. E il BVZM si imbatte in (quasi) tutti i miti dell’epoca: da Dick Tracy col criminale Flattop, a King Kong e Marilyn Monroe (che negli anni Trenta nacque; anche se – a dire il vero – la Miss Angie della storia a me ha ricordato subito Jane, l’eroina sexy nata nel 1932 dalla penna di Norman Pett: bella e svampita, in qualche modo finiva sempre per perdere qualche indumento, proprio come Miss Angie), dal topoliniano professor Enigm a The Shadow e Doc Savage, personaggi dei pulp dell’epoca.

Strada facendo si trova il modo di citare anche Tarzan, la leggenda metropolitana degli alligatori nelle fogne, i mitici Humphrey Bogart e Boris Karloff, ma anche la celeberrima foto degli operai impegnati nella loro pausa pranzo durante i lavori di costruzione dei grattacieli newyorkesi (immagine che fa anche da copertina). Nell’articolo di Alfredo Castelli – che trovate nell’albo – se ne citano anche altri.

A noi resta da dire che la storia è godibile, nella migliore tradizione martinmysteriana.
In appendice all’albo, una vera chicca: la primissima versione de Gli uomini in nero, storia che i due autori avevano realizzati anni prima proponendoli senza successo a vari editori. Finché, approdati alla corte di Bonelli, avrebbero dovuto lanciarla con il protagonista chiamato Doc Robinson. Alla fine la stessa storia, ampliata e corretta in vari aspetti (due su tutti: il nome del protagonista – da Doc Robinson a Martin Mystère – e la città in cui vivono i personaggi, da Londra a New York) sarebbe diventata il numero 1 della collana che oggi festeggiamo.
Auguri, BVZM…

(Antonio Marangi)