Mark Millar – Steve McNiven, Nemesis, Panini Comics, 2011, 12€

Crime is awesome and so am I” (il crimine è grandioso e lo sono anch’io). Questo uno dei claim politically incorrect che campeggia sulla copertina originale di uno dei quattro albi di Nemesis. Al di là dell’effetto disturbante che può avere un’affermazione così esplicita sul pubblico più sensibile, ad un esame più critico e disincantanto risulta assolutamente vera. Originale, adrenalinico, macchiavellico, il fumetto Nemesis fa grottescamente sembrare il crimine qualcosa di grandioso e, attraverso la partecipazione alla totale follia del personaggio, fa sembrare grandioso anche il personaggio stesso, se non altro nel nobile universo dell’intrattenimento efficace.
L’idea centrale di Nemesis è audace: “Cosa succederebbe se chi ha un enorme potere economico, logistico e intellettuale si dedicasse al crimine?”. In un universo supereroistico avremmo il “solito” scienziato pazzo, ma nell’universo dell’autore Mark Millar (Wanted, Kick-Ass), il più realistico possibile per un fumetto, non potremmo che avere… Nemesis.
Il nome stesso racchiude il senso del personaggio (Nemesis significa nemico giurato): forte, agile, inarrestabile, spietato, vendicativo, intelligentissimo, dotato delle ultime tecnologie e di una serie infinita di scagnozzi fedelissimi.
Questo originale personaggio deriva da un interessante processo di concettualizzazione: una inversione dell’icona Batman. Batman si veste di nero, Nemesis di bianco. Batman è ricco, intelligentissimo, tecnologicamente all’avanguardia, così come Nemesis, ma combatte per la giustizia e per vendicare la morte dei genitori, Nemesis combatte perché il vuoto interiore e la noia non possono che generare orrori.
La costruzione degli eventi, ricca di colpi di scena, è talmente vertiginosa che si rischiava una chiusa inefficace, ma una volta tanto un finale aperto non è un mero espediente per lasciare spazio a un seguito, ma un vero e proprio concetto utilizzato saggiamente per dare un senso alla narrazione. Saranno proprio il non-detto e l’inspiegato a chiarificare l’intento dell’autore che, in linea con le due opere precedenti, articola ancora una volta il concetto del “crimine” nelle sue derivazioni estreme, disturbanti e alla fine grottesche.
Steve McNiven (Civil War e Vecchio Logan, sempre in coppia con Millar) disegna la storia senza particolari guizzi sperimentali: le vignette sono rigorosamente rettangolari, sebbene di dimensioni diverse. La crudezza psicologica della storia va di pari passo ai dettagli grafici particolarmente espliciti. I volti sono estremamaente espressivi, tranne Nemesis che viene volutamente rappresentato in modo quasi neutro: su di lui si leggono solo la concentrazione e l’ironia beffarda.
Unico neo dell’opera è la sua brevità: forse una storia così ricca e arzigogolata si sarebbe potuta sviluppare in più albi.
Nemesis è un fumetto sperimentale: non tutti i lettori potrebbero essere pronti a leggere di crimini spaventosi, infarciti di violenza e sangue, ma se si ha lo stomaco abbastanza forte e la mente abbastanza aperta per capire l’intento dell’autore, Millar ci regala una storia sopra le righe, di grandissimo intratenimento politically incorrect, sceneggiata benissimo e dall’indubbia originalità.

(Filippo Massaro • 12/03/2012)


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