Con un titolo che sa di “già sentito” (e se siete fan DC sapete bene di cosa parliamo) ma che fotografa ottimamente lo scopo dell’opera, ecco la nuova miniserie di Nathan Never, Rinascita, che ha preso il via lo scorso mese col primo numero (96 pp. in b/n, Sergio Bonelli Editore, € 3,90) proseguendo il progetto di rilancio iniziato l’anno scorso, in occasione del 25mo compleanno della collana.

Tanto per rinfrescarvi la memoria, il rilancio in questione (di cui trovate tutti i dettagli su Sbam! Comics nr. 28, liberamente scaricabile da QUI) prevedeva la pubblicazione di tre miniserie, di 6 numeri l’una, scritte a rotazione da ognuno dei componenti della Triade (Medda, Serra e Vigna, chevvelodiciamoaffa’?) che, nel 1991, diedero vita a Nathan Never. Il progetto prese il via con l’ottima Anno Zero, firmata Vigna/DeAngelis, che realizzarono una sorta di riscrittura delle origini del Nostro, non eccessivamente traumatizzante per i fan storici. Almeno fino all’ultima tavola, che accese il dibattito tra i lettori con le ipotesi furono più disparate (dal «Ma allora, la storia è cambiata?» al «Non è che è solo un What If? come nei fumetti Marvel?»).

Siamo sicuri che le medesime domande (e probabilmente non solo quelle) i lettori se le faranno con Rinascita, ambientata poco dopo la morte della moglie del nostro, Laura (che, ricordiamo, fu uccisa dallo psicopatico Ned Mace intanto che il protagonista era ben affaccendato con un’altra donna).

La storia si snoda in due trame, ambientate (parrebbe) a pochi mesi l’una dall’altra. Da un lato vediamo il Nathan “immediatamente successivo” al tragico evento: un uomo devastato, psicologicamente instabile, e decisamente non in grado di tener fede a quel giuramento di “servire e proteggere” fatto per entrare nella Polizia Metropolitana. Nathan è un uomo che vive ormai di sola vendetta (e qui ci ricorda tantissimo il Frank Castle di Punisher Year One), che non è più incline al rispetto di procedure e diritti, e che, proprio per questo, potrebbe venire buono per un incarico alternativo. O forse più d’uno. Insomma, pare che sul musone in tanti abbiano messo gli occhi…

La seconda sottotrama, invece, ci mostra un Nathan diverso: fisicamente innanzitutto (i capelli corti hanno sostituito il codino alla Steven Seagal), ma soprattutto psicologicamente. L’ambientazione non è più quella cittadina, ma quella della stazione orbitante Tersicore, su cui il nostro eroe si è rifugiato (come la storia insegna) per “recuperare se stesso”. Ovviament,e un personaggio così carismatico non può passare inosservato, specie tra i giovani allievi: le voci su di lui girano, si moltiplicano e spesso vengono travisate. Solo su una cosa convergono: Nathan non ha mai ritrovato l’assassino di sua moglie e il rapitore di sua figlia. E anzi, nemmeno la piccola Ann è mai stata ritrovata dopo quella notte.

… A ‘sto punto però un dubbio ci viene: ma non era diversa la storia che conoscevamo…? Sarà mica anche questo un reboot?!

Per dirimere tutti questi angoscianti dubbi, non dovete far altro che seguire questa nuova miniserie, firmata da Michele Medda (storia) e Germano Bonazzi (disegni), da qui fino al prossimo ottobre. Così come fu per Anno Zero, le copertine saranno componibili (vale a dire che, messe insieme, formeranno una specie di maxi-poster) ed è disponibile, solo per il circuito librario e per il servizio arretrati, una variant cover del primo numero firmata da Simone Bianchi.

(Roberto Orzetti)

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