Jeff Lemire , Dean Ormston, Black Hammer vol. 1 – Origini Segrete, 144 pp. a colori, Bao Publishing 2017, € 19,00

Jeff Lemire ama le storie ambientate in campagna, lo sappiamo fin dai tempi di Essex County.
Ma Jeff Lemire ama anche le storie di supereroi. Le ama da quando era ragazzino e ha continuato ad amarle mentre muoveva i primi passi nel fumetto indipendente. Finché, coronando il sogno d’infanzia, non è arrivato a scrivere supereroi per entrambe le major del settore, con risultati ora eccellenti (Animal Man, Moon Knight, Occhio di Falco), ora un po’ più discontinui (qualcuno ha detto X-Men?).

L’idea di unire in un unico progetto entrambe le sue passioni, quella per gli scenari rurali e quella per i tizi in costume, gli frullava in testa da un po’. Almeno dal 2007, allorché la propose agli editor della Dark Horse, salvo doverla accantonare per rispondere alla chiamata di DC/Vertigo prima e di Marvel poi. Senza però mai dimenticarla completamente, tanto è vero che appena se n’è presentata l’occasione l’ha subito rispolverata, ancora una volta sotto l’egida editoriale del Cavallo Nero.

Nasce così Black Hammer: un’appassionata dichiarazione d’amore per i supereroi, in particolare per quelli della Golden Age, e contemporaneamente un omaggio alla loro intrinseca, profonda umanità. Umanità che l’autore canadese fa emergere non con il consueto lavoro di decostruzione a base di psicosi e paranoie che tante volte abbiamo letto dalla metà degli anni Ottanta a oggi, ma confinando i suoi personaggi in un’ambiente dove gli è di fatto impossibile manifestare la loro eccezionalità. Dove, insomma, non possono essere né “super”, né “eroi”.

L’ambiente in questione è una tipica fattoria dell’immensa provincia americana, situata ai margini di un altrettanto tipico paesino. Non dissimile, per intenderci, da quella in cui è cresciuto un certo Uomo d’Acciaio di nostra conoscenza. Lì, tra il portico con la sedia a dondolo, la stalla con gli animali da accudire e i campi da arare e seminare, si muove una famiglia un po’ disfunzionale, ma apparentemente non diversa da altre: c’è l’anziano burbero che manda avanti la baracca, la ragazzina ribelle che smania per andarsene, uno zio un po’ fuori di testa e un altro alle prese con i timori legati alla propria omosessualità. La madre della ragazzina, si dice, è malata: di certo, ha preferito ritirarsi in una casetta ai margini del bosco.

In realtà, tutti questi personaggi hanno alle spalle un passato avventuroso e coloratissimo. Sono stati supereroi, per la precisione i difensori dell’avveniristica metropoli di Spiral City fin dai tempi dell’Età dell’Oro. C’era la super-ragazzina Golden Gail, una sorta di Mary Marvel che, pronunciando la magica parola Zafram, si trasformava in un’eroina svolazzante. E che ora si trova bloccata in quella forma, costretta a vivere e a comportarsi come una bimba di nove anni nonostante abbia superato la cinquantina. C’erano Barbalien, il guerriero di Marte con poteri di mutaforma che non possono non richiamare Martian Manhunter, e il Colonnello Weird, l’intrepido esploratore spaziale dall’aspetto vagamente simile ad Adam Strange accompagnato dal fedele robot (o meglio, robottessa) Talky-Walky, che adesso alla fattoria ha assunto il ruolo di cuoca e governante. C’era l’inquietante Madame Dragonfly, mix tra la Madame Xanadu della DC e le tante streghe dei fumetti horror anni Cinquanta. C’era Abraham Slam, l’unico non dotato di veri superpoteri, ottimo atleta e pugile con origini non troppo diverse da quelle di Capitan America. Infine, c’era Black Hammer: di lui per ora sappiamo poco, se non che brandiva un poderoso martello (vi ricorda qualcuno?) e che si è sacrificato per la salvezza del mondo e dei suoi compagni. I quali, al culmine di un’epica battaglia contro il letale Anti-Dio (un gigante simile all’Anti-Monitor, ma con la faccia di Darkseid…), si sono ritrovati avvolti in un lampo di luce e proiettati nella nuova realtà della fattoria. Realtà dalla quale, come in una specie di Truman Show fumettistico (o in una puntata di Wayward Pines, se preferite), per qualche misterioso motivo non possono allontanarsi, pur essendo perfettamente consapevoli che la loro vita “vera” sarebbe altrove. Tocca provare ad adattarsi, quindi. Per alcuni è più facile: per esempio Abraham, non a caso il meno “super” di tutti, che inizia addirittura una relazione con una donna del luogo. Per altri è praticamente impossibile: come per Gail, prigioniera di un corpo e di un’età che non le appartengono.

E mentre i nostri (ex) eroi si sforzano di vivere un’esistenza il più possibile normale, sospesi tra il ricordo di ciò che sono stati, i piccoli/grandi problemi quotidiani e la diffidenza di una comunità che, pur ignorando il loro passato, ne percepisce in qualche modo la “diversità”, a Spiral City qualcuno non si è rassegnato alla scomparsa dei difensori della città, avvenuta ormai dieci anni prima: è Lucy, la figlia di Black Hammer, convinta che suo padre e gli altri siano ancora vivi, da qualche parte là fuori…

La sottile angoscia di un confinamento di cui non si conosce la natura e la ragione. La malinconia di chi sa che con ogni probabilità non potrà mai più tornare a essere ciò che era. Ma anche la dolcezza di relazioni familiari e interpersonali che, per quanto imbastite da superumani, si dimostrano in tutto e per tutto umane. Black Hammer miscela con sapienza questi elementi tipici della scrittura di Lemire, arricchendoli con una bella spruzzata di mistero (perché gli eroi sono finiti lì? E che cosa sarà esattamente questo “lì”?) e riflessioni lievi (a volte anche divertenti) su temi non banali come l’adolescenza problematica, il peso della memoria e l’origine del pregiudizio.

Per nulla banale è anche il contributo che le matite di Dean Ormston regalano alla riuscita complessiva dell’opera, grazie al loro tratto espressivo, pacato eppure carico di emozione e, soprattutto, così poco supereroistico. Caratteristica, quest’ultima, che è stata alla base della scelta di Lemire di coinvolgerlo nel progetto. Apprezzabili e molto funzionali all’atmosfera della storia sono pure i colori di Dave Stewart, tenuemente pittorici e caratterizzati da un intelligente utilizzo dei toni di grigio.

Nota di merito, infine, all’edizione italiana di Bao Publishing che, a differenza di quanto fatto abitualmente con altre proposte made in Usa (Saga, per esempio), opta per un cartonato rispettoso del formato originale. Un volume non proprio economicissimo, certo, ma d’altronde la vita ci ha insegnato che le cose belle quasi sempre hanno un prezzo. E poi, pensateci: in fondo queste 144 pagine, che raccolgono i primi sei numeri della serie americana, costano più o meno quanto sei albi di Civil War II. Però valgono decisamente di più.

(Marco De Rosa)

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Jeff Lemire (1976) è uno sceneggiatore e fumettista canadese. Negli ultimi anni si è imposto come uno dei maggiori talenti dei comics americani, collaborando con le principali case editrici statunitensi (Marvel, DC, Image) e scrivendo per testate quali Animal Man, Green Arrow, Superboy, Superman, Hawkeye, Swamp Thing, Batman, X-Men e tante altre. Tra i lavori più personali, Essex County (2000) è quello che lo ha reso noto al grande pubblico e che gli è valso numerosi premi. In Canada, l’opera è stata dichiarata uno dei cinque romanzi più importanti del decennio. Nel 2009, per l’etichetta Vertigo della DC, crea la serie Sweet Tooth. Nel 2012 pubblica il graphic novel Il saldatore subacqueo, di cui è autore completo. Nel 2015, per la Image Comics, dà vita alla serie Descender, epopea fantascientifica in coppia con l’artista Dustin Nguyen e pubblicata in Italia da Bao Publishing.

Dean Ormston è un disegnatore e fumettista inglese, principalmente noto come artista di 2000AD, pubblicato da Vertigo, e come disegnatore di Sandman, scritto da Neil Gaiman. Dopo aver studiato illustrazione all’Università di Leeds, fa il suo esordio disegnando, insieme a Si Spencer, le strisce comiche di Harke & Burr, pubblicate su Judge Dredd Megazine nel 1990. Nello stesso periodo disegna parte dell’arco narrativo di Sandman, una serie di Neil Gaiman pubblicata da Vertigo, etichetta della DC Comics. Sempre per DC illustra diversi albi di Lucifer e alla serie The Book of Magick. Attualmente lavora alle tavole di Black Hammer, serie di Jeff Lemire edita in Italia da Bao Publishing.

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