Si è appena conclusa l’edizione 2017 del Lucca Film Festival, la manifestazione internazionale dedicata al mondo della celluloide nella città toscana. Nonostante qualche inevitabile ritardo e disguido, la kermesse ha funzionato ed è riuscita a “mettere a nudo” le star invitate ad incontrare il pubblico.

Tra queste, Mr. Dafoe è stato certamente uno degli ospiti d’eccezione: l’interprete di Goblin nella trilogia di Spider-Man è stato protagonista di un incontro durante il quale ha ripercorso la sua carriera e raccontato la sua filosofia “attoriale”.
«Cinema è rivivere, il Teatro è svelare» ha detto, lui che in teatro ha mosso i primi passi e che col cinema si è consacrato come grande attore. Il suo approccio alla recitazione è quello di «Non avere un metodo di recitazione ben definito» in quanto è l’essere flessibili e attivi a determinare la riuscita di un personaggio. Le performance recitative ideali sono quelle dove l’attore “sparisce”, dove “diventa” il personaggio attraverso quelle azioni che gli permettono di essere più incisivo e credibile. Ecco perché non possono esistere film brutti con ottime performance attoriali.
Il cinema è un’arte collettiva, ha spiegato sempre Willem: ogni maestranza deve collaborare alla riuscita del prodotto, tutto deve essere fluido e armonioso.

Dopo Goblin, Defoe interpreterà un altro villain, Vulko, nelle prossime pellicole DC Comics, Justice League (in uscita verso fine anno) e Aquaman. Per fortuna, ha detto ancora l’attore, quando recita non ha nessun problema aad adattarsi al green screen (la tecnica molto utilizzata per gli effetti speciali secondo cui la persona recita davanti a un pannello vuoto su cui saranno poi montate le scene di fondo o i personaggi animati) o alla performance capture (il computer registra i movimenti dell’attore per poi “costruirgli” sopra il personaggio).

Alla domanda sui suoi attori di riferimento, o comunque quelli che più segue e apprezza, Dafoe ha fatto i nomi di Isabelle Huppert in Elle di Paul Verhoeven e di Gene Hackman, con cui è felice di aver lavorato in Missisippi Burning.
Inoltre, ha raccontato della sua esperienza con alcuni grandi registi che hanno segnato la sua filmografia: Michael Cimino (che lo licenziò per… una risata non idonea sul set), Kathryn Bigelow, Paul Schrader, Walter Hill, Martin Scorsese e Wim Wenders. Ricorda anche con particolare affetto Abel Ferrara, con cui ha collaborato in svariate occasioni, e Lars Von Trier.

Sposato con la regista/artista/attrice italiana Giada Colagrande, non ha taciuto la sua passione per il Belpaese («Sono uno di voi, ha un passaporto italiano») e ha fatto i complimenti alle maestranze italiane, «le migliori in assoluto».

Nell’ambito del Lucca Film Festival, Willem Dafoe ha anche introdotto il film Quando un padre, qui presentato in anteprima europea, e ha ricevuto il premio alla carriera, parlando anche di un film molto controverso della sua filmografia: Antichrist di Lars Von Trier. «Ho scelto questo film perché quando uscì in Italia fu un flop totale», ha spiegato, «troppo violento e disturbante, soprattutto per un Paese cattolico come questo, dove già il titolo non era in grado di invogliare il pubblico. Ma tengo molto alla pellicola realizzata con Lars».

(Daniele Marazzani)

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