Agustina Guerrero, Mamma mia!, 15×21, 132 pp. a colori, Edizioni BD 2017, € 13,00

Autoironia, tenerezza e una pancia che cresce: è questa la ricetta scelta dall’autrice argentina per raccontare, con vignette e illustrazioni, i nove mesi che precedono la nascita del primo figlio.

Dal test di gravidanza alla rottura delle acque: in Mamma mia! la fumettista argentina Agustina Guerrero racconta con una grande dose di ironia, tenerezza e piccoli aneddoti quotidiani i mesi precedenti alla nascita del figlio; un volume di illustrazioni e vignette, disponibile in libreria e fumetteria nell’edizione italiana di Edizioni BD, come annunciato all’ultima Lucca Comics.

Le risate per i momenti in cui l’autrice ironizza sul suo aspetto o i suoi malesseri si alternano alle pagine in cui condivide gli attimi di tenerezza, gli abbracci, le paure e le lacrime: è così che Agustina riesce a conquistare i lettori e le lettrici che l’accompagnano nei 9 mesi di gestazione (del suo bimbo e del volume, realizzato proprio durante la gravidanza).

La realizzazione “in tempo reale” le ha permesso di scrivere una sorta di piccola guida per coppie in attesa: non solo il punto di vista di una donna quindi, ma quello di due persone che vivono insieme gli attimi chiave dei nove mesi, affrontando tutte le “conseguenze” di questa straordinaria pancia che cresce.

Se il volume è assolutamente imperdibile per ogni futura mamma (e papà), risulta godibilissimo anche a chi non vive in prima persona l’esperienza della gravidanza: lo stile della Guerrero è assolutamente universale, come dimostrano i suoi 700.000 fan su Facebook e gli oltre 230.000 follower su Instagram.

«Le mie sono vignette che raccontano la vita quotidiana di una trentenne, della relazione di una coppia, delle paure e insicurezze» racconta Agustina. «Esperienze che credevo accadessero solo a me ma che, vedendo i riscontri in Facebook e le persone che mi contattano (ragazze e ragazzi da ogni parte del mondo), sono molto comuni. Mi confessano che provano empatia nei confronti del personaggio e questo mi fa sentire meno sola».

(dall’Editore)

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