Stefano Cardoselli, Il grande sgarbo: l’Italia non è mai stata unita, collana Illustri, 212 pp in b/n, Effequ Edizioni 2017, € 15,00

Come aveva annunciato poco tempo fa, Effequ, editore di Grossetto, affianca alla sua tradizionale produzione di narrativa e saggistica la collana di fumetti  Illustri.

Il suo curatore, Stefano Cardoselli, è anche l’autore – sia dei testi che dei disegni – di questo Il Grande Sgarbo, peculiare graphic novel che vuole rispondere alla domanda: e se Giuseppe Garibaldi, anziché semplicemente ferito come canta l’eterna canzoncina-tormentone, fosse rimasto ucciso, lassù sull’Aspromonte? Forse la storia del Risorgimento, e più in generale la storia d’Italia, avrebbe preso una piega diversa…

Secondo Cardoselli, il fattaccio avvenne (o sarebbe potuto avvenire) a causa di un oscuro, tristissimo, burocrate del Regno delle Due Sicilie, tale Ferdinando Ragozzino, ampi baffoni spioventi e sguardo ostile al mondo intero. Ohibò, pensava infatti l’individuo, se cadesse il Regno per cui da decenni redigo carte bollate, che sarà di me e del mio ufficio tutto? Urge un pronto intervento.
L’azione di Ragozzino passerà attraverso le trame della sorella monaca, la torva suor Marcella, molto ben ammanicata con buoni e con cattivi, da rapide, alterne alleanze con briganti e con soldati e da momenti di grande confusione tra sogno e realtà…

Tanta satira politica che non risparmia nessuno, dalla burocrazia alla chiesa, dalla politica alla retorica, nella trama di Il grande sgarbo, per dipingere un futuro distopico nella migliore tradizione dei What if all’americana.
E se la storia è forse tirata un po’ troppo in lungo, per quanto arricchita da dialoghi in divertentissimo italiano simil-arcaico, ad alzare – e di molto – il livello dell’opera interviene il disegno, che anzi indicheremmo come il vero punto di forza della graphic novel.

Col suo tratto secco e violento, infatti, Cardoselli ci regala tavole estreme, spesso a vignetta unica, con personaggi dai tratti più che grotteschi, perfino esasperati, dove gli occhi schizzano fuori dalle orbite e i baffoni e le basette ottocentesche assumono quasi vita propria, a sottolineare gli umori dei personaggi e la drammaticità dei momenti che si susseguono. Un po’ alla Jacovitti, maestro delle esagerazioni grafiche, e con uno stile che ricorda quello di altri grandi autori del disegno satirico, come Pino Zac, Georges Pichard o Maurizio Bovarini.

Un buon esordio tra le Nuvolette per Effequ, dunque, da cui aspettiamo conferme con i prossimi titoli.

(Antonio Marangi)

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