Greg Rucka – Shawn Martinbrough, Batman: Ristrutturazione, 168 pp a colori, RW-Lion 2017, € 15,50

Ecco un’ottima notizia per tutti i Bat-aficionados della Penisola: dopo la prima uscita della scorsa estate, nell’ambito della collana Batman Library prosegue la riproposizione da parte di RW-Lion del fortunato ciclo firmato da Greg Rucka sulle pagine di Detective Comics.

Un ciclo risalente all’alba degli anni Duemila e che chiunque ami il Cavaliere Oscuro non può esimersi dal leggere, per almeno due ordini di motivi. In primo luogo, per la sua indubbia valenza “storica”: vi si narrano, infatti, le vicende immediatamente successive alla monumentale saga Terra di Nessuno, che aveva visto Gotham City dapprima colpita da un terremoto devastante, poi sprofondata in uno stato di anarchia tale da indurre il governo degli Stati Uniti a dichiararla entità extra-territoriale, abbandonandola a sé stessa in preda al caos e alle mire di criminali di ogni genere. Primo tra tutti il Joker, che al culmine della follia aveva anche assassinato Sarah, la moglie del commissario Gordon.

Archiviato il cataclismatico evento, rimangono quindi da un lato le ferite pubbliche di una metropoli che tenta faticosamente di risollevarsi dal baratro in cui è precipitata, dall’altro i lutti privati, i rancori e le rivendicazioni che i suoi abitanti hanno maturato durante i lunghi mesi della TdN.
Ed è su questo scenario potenzialmente esplosivo che Rucka, maestro della narrativa di genere legato a Gotham da un rapporto non dissimile da quello che unisce James Ellroy a Los Angeles, imbastisce un noir supereroistico d’alta scuola, la cui intrinseca qualità narrativa costituisce un altro eccellente motivo (il secondo) per consigliarne la lettura.

Lettura che anche in questo nuovo volume regala ampio spazio agli uomini e alle donne del GCPD: non solo a un Jim Gordon alle prese con i propri demoni interiori e con un lutto che non riesce in alcun modo a elaborare, ma anche alla detective Renee Montoya, personaggio che lo stesso Rucka di lì a poco avrebbe portato a inedite vette di caratterizzazione nella serie Gotham Central.

Altro tema forte è quello squisitamente “politico”, che racconta di una metropoli spaccata in due tra i cosiddetti Veri Gothamiti, vale a dire coloro che durante la Terra di Nessuno erano rimasti in città, difendendola da sciacalli e speculatori, e quelli che invece vengono apostrofati come Disertori, perché nel periodo della crisi avevano abbandonato Gotham. Il fatto poi che tra questi ultimi figuri anche il sindaco, il quale tra l’altro sembra intrattenere rapporti poco trasparenti con alcuni costruttori impegnati nelle opere di riedificazione, non fa che gettare ulteriore benzina sul fuoco…

E Batman? Beh, quello impegnato ad affrontare le complesse sfide del post-Terra di Nessuno è più un detective che un supereroe, un investigatore dalla mente sopraffina che non disdegna il ricorso alla brutalità quando si tratta di estorcere informazioni a qualche poco di buono. Un Batman per certi versi molto vicino alla caratterizzazione originaria che gli diedero i suoi creatori, ripresa poi dai suoi migliori autori nel corso dei decenni: di certo, il più adatto a muoversi nel contesto della crime story urbana concepita da Rucka.

Non che per questo manchino all’appello i classici super-nemici, intendiamoci. Anzi, a occupare la scena arrivano due pezzi da novanta come Poison Ivy e, soprattutto, Ra’s al Ghul, la Testa del Demone protagonista di una storia extra-large tratta da Detective Comics nr. 750, che tira i fili di alcune vicende rimaste in sospeso nel precedente volume.

Detto (ma non certo è una sorpresa) che la scrittura di Rucka non conosce tempi morti o cali di tensione, evidenziando una perfetta padronanza dei ritmi narrativi, va aggiunto che una bella mano gliela dà il lavoro artistico di Shawn Martinbrough, sulla cui falsariga si muovono anche i disegnatori “ospiti” William Rosado e Phil Hester: il loro stile sintetico e solo apparentemente minimale conferisce in realtà grande dinamismo alle tavole, risultando del tutto funzionale a uno storytelling serrato e quasi cinematografico. Evocativa è anche la scelta di una certa “geometrizzazione” delle anatomie, che ai più attenti non può non ricordare il classico Batman dei cartoni animati.

Ma il vero colpo da maestro, capace di rendere questo volume graficamente memorabile, sta nella colorazione bicromatica, che vede le chine dell’ottimo Steve Mitchell affiancate sempre da un colore caldo e uno freddo, a comporre un’accoppiata che può cambiare tra una storia e l’altra, oppure rimanere invariata per più episodi consecutivi. Contribuendo comunque a trasformare ogni tavola, o addirittura ogni vignetta, in un piccolo gioiello di pop art applicata al Fumetto.

(Marco De Rosa)

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