Torniamo a parlare di Iron Fist, l’ultima serie Marvel/Netflix, che completa il primo ciclo di episodi degli eroi diretti verso l’assamble The Defenders.

Le avventure del guerriero Danny Rand sono completamente diverse rispetto a quelle dei suoi predecessori, Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage: meno dark, più misticismo e (ovviamente) più arti marziali, per un risultato complessivo meno ancorato alla “realtà”

A differenza degli altri, tutti “figli della strada”, Danny è un rampollo dell’alta società: è vero che, a causa della sua permanenza di ben 15 anni a K’un-Lun, non è cresciuto nella ricchezza, ma la sua identità familiare giocherà un ruolo importante nella storia. Con il suo ritorno a New York, dove vuole riabilitare il suo nome e  rivendicare le sue origini, Danny dovrà assumere il comando della Rand, la mega-azienda di famiglia.
Ed ecco che questa prima stagione ci porta ben due nemici insieme, uno per ciascuna veste dell’eroe: la Mano, che Iron Fist affronta nel suo ruolo di difensore di K’un-Lun, e la famiglia Meachum, co-proprietaria dell’azienda Rand e “amica” di infanzia del Nostro. Due storyline intrecciate, dunque, tra complotti, tradimenti, alleanze e colpi di scena.

Così, è la doppia identità del protagonista a fare da collante all’intera prima stagione. I flashback del suo addestramento a K’un-Lun sono centellinati, limitati a riferimenti nei dialoghi: Danny si domanda che cosa significhi essere l’Iron Fist, arcinemico della Mano.
Nelle serie-Defenders precedenti, il tema dell’identità del supereroe ha risvolti molto diversi: anche gli altri protagonisti nelle prime stagioni dovevano trovare la loro strada, ma in un certo senso per loro la vita è stata più facile. Hanno potuto seguire una trama più fluida, tra il proprio quartiere e le persone a loro care. Qui invece la narrazione è molto meno lineare, perfino zoppicante a tratti: in un certo senso, si focalizza maggiormente su personaggi secondari come la famiglia Meachum.

Così, Iron Fist parte lentamente, non ingrana subito, le dinamiche più interessanti emergono prevalentemente nella seconda parte, molto pià ricca di azione. L’esordio paga uno stile meno definito e bilanciato. Lo spirito orientale, il kung-fu, l’aurea mistica della serie hanno più legami con Doctor Strange che non con l’universo Marvel/Netflix.
Andando avanti, invece, i conflitti padre-figli dei Meachum creano forte interesse e dinamiche molto riuscite sotto il profilo psicologico, inondando tutta la prima stagione come un veleno che vuole fagocitare il giovane Rand.
La Mano, il nemico ancestrale degli Iron Fist, dal canto suo, alterna Madame Gao (già incontrata in Daredevil), priva di scrupoli e fascinosa nella sua crudeltà impalpabile, con il più “riformatore” Bakuto, che tenta di portare dalla sua parte Danny Rand, per manipolarlo e annientarlo.

Il personaggio di Claire, infine, vero collante dell’intero universo seriale (è presente in tutte e quattro le serie), gioca una parte interessante per mettere sulla giusta rotta i conflitti personali dell’eroe. Nei dialoghi che la coinvolgono, fa spesso riferimenti a Daredevil o a Luke Cage, che pure portano inevitabilmente alla domanda: perché non… telefona a Devil per dare una mano a Randy?

Complessivamente, Iron Fist è apprezzabile. Come dicevamo, dopo l’avvio zoppicante, cresce lentamente e rivela tutte le potenzialità per sviluppare e approfondire temi inesplorati dalle serie precedenti. Prospettive che, con il giusto dosaggio, potranno fare la differenza.

(Daniele Marazzani)

Iron Fist, prima stagione – Episodi: 13 (50-60′ cad) – Con Finn Jones (Danny Rand / Iron Fist), Jessica Henwick (Colleen Wing), Tom Pelphrey (Ward Meachum), Jessica Stroup (Joy Meachum), Ramón Rodríguez (Bakuto), Sacha Dhawan (Davos / Steel Serpent), Rosario Dawson (Claire Temple), David Wenham (Harold Meachum) – Usa 2017 – Marvel Television, ABC Studios, Netflix

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