Ancora su DK, la versione alternativa di Diabolik, di cui è appena partita la seconda stagione. Per scoprirne tutti i retroscena, niente di meglio che dare la parola a Mario Gomboli in persona, storico autore del Re del Terrore e direttore di Astorina.
L’intervista completa, insieme a molte altre informazioni diabolike, è sul nr. 32 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale, scaricabile liberamente da QUI. Giusto per ingolosirvi e farvi precipitare sul download, eccovi un estratto del testo…

A un anno dall’esordio “ufficiale” di DK, la domanda serpeggia tra i lettori. DK o Diabolik: chi è il “vero” Re del Terrore?
Sempre Diabolik. DK è un Diabolik 2.0, ma non sostituirà mai l’originale. Per me che lo scrivo, ha il vantaggio di essere libero da tanti obblighi codificati dal passato e che non puoi cambiare. Per esempio, DK potrebbe benissimo usare una pistola, oppure nelle storie ci potranno essere scene più splatter, o addirittura qualcuno che dice parolacce! In Diabolik regnano i marchingegni, sempre così complessi da richiedere approfondite spiegazioni (una delle cose che più appassiona i lettori storici, Ndr), in DK è tutto molto più lineare. Insomma, il prodotto è più vicino ai comics che alla realtà di Diabolik. Anche se io spero sempre di non annoiare: i supereroi rischiano di diventare ripetitivi, DK è fresco…

Possiamo considerarlo un’operazione simile a quella del nuovo Martin Mystère?
Direi proprio di no! Le nuove avventure a colori di Martin Mystère sono una rilettura dei vecchi personaggi, un modo diverso di utilizzarli. DK vuole essere un personaggio nuovo, inedito. Tanto che all’inizio avremmo potuto fare cose più forti, farlo biondo ad esempio, ma poi abbiamo pensato di tenerlo così, in modo da non rinnegare le sue origini (che vengono da Diabolik) e di stupire il lettore classico, che si trova una Eva Kant cattiva e spietata. Anche lui ha un passato misterioso, come quello dell’isola di Diabolik, ma una storia diversa. E il “capo” dei Giustizieri ha le fattezze di King, ma vuole essere un cameo, come se fosse un attore famoso che partecipa al “film”. Insomma, anche se c’è molto di Diabolik, è comunque una cosa diversa. 

Perché si chiama DK?
Perché ha la faccia di Diabolik, quindi volevamo richiamarlo in qualche modo. Avevamo pensato anche a KD, ma DK è l’abbreviazione tradizionale di Diabolik. La cosa particolare è che nella storia nessuno lo chiama così rivolgendosi a lui: non ha un nome, come non l’hanno l’Ispettore e la Giudice. C’è solo una citazione nella scena iniziale dell’obitorio.

Come mai la scelta del colore?
Perché il b/n ha un senso nel classico, ma è meno compatibile con le atmosfere più d’azione, più tese di DK. Si tratta di un fumetto dall’impaginazione molto libera, al contrario del Diabolik tradizionale che ha la gabbia rigida di due vignette a tavola.

Entreranno in scena nuovi personaggi?
Per il momento no, neanche una “altra” Altea. Ci saranno solo personaggi volanti, che appaiono e scompaiono nella storia.

Di quanti capitoli si comporrà questa seconda stagione?
Quattro, come la prima. Ci sarà un prosieguo, anche se della terza stagione per ora abbiamo solo la bozza di una cover.

Il pubblico di Diabolik è, storicamente, tradizionalista fino al midollo. Come ha reagito a DK?
Il pubblico si è diviso esattamente a metà. Da una parte i puristi che hanno gridato ad un oltraggio che le Giussani non avrebbero mai permesso. Dall’altra gli entusiasti, che dicono di ritrovare qui l’atmosfera del primo Diabolik originale. Anche se non è proprio così, perché neanche nei primi albi c’erano scene di violenza come queste. Ma d’altronde erano tempi diversi, ed anche il fumetto si adegua: all’epoca si seguiva lo stile dei vecchi sceneggiati televisivi alla Perry Mason, oggi prevalgono le trame rapide, tipo Squadra Speciale Cobra 11

Il resto e molto altro, su Sbam! Comics 32.

(Roberto Orzetti)

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