Da sempre il Torneo Sei Nazioni, la prestigiosa competizione che vede la nazionale italiana confrontarsi con quelle di Francia, Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles, rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di rugby. Quest’anno, poi, tutti coloro che, oltre alla palla ovale, amano anche il buon Fumetto umoristico, hanno un motivo in più per sorridere. In concomitanza con la prima giornata del Torneo, infatti, è approdata nelle edicole Rugbymen, serie di culto francese finora inedita in Italia, resa finalmente disponibile per il sollazzo dei lettori del Belpaese in allegato ai quotidiani Corriere dello Sport e Tuttosport. Si tratta, per chi non lo conoscesse, di un fumetto che in Francia l’editore Bamboo pubblica con crescente successo fin dal 2005, capace di vendere oltre due milioni di copie e di dare origine anche a una fortunata serie di romanzi illustrati per ragazzi. L’edizione italiana, curata da Compagnia del Fumetto e da Excalibur, la ripropone integralmente in dodici albi settimanali, grazie ai quali stiamo apprezzando tutte (ma proprio tutte…) le spassose (dis)avventure della squadra di rugby di Paillar, località immaginaria del sud della Francia dove «anche le rotonde stradali sono ovali».

A raccontarcele, la penna sbarazzina degli sceneggiatori Bertrand Escaich e Caroline Roque, più noti con lo pseudonimo “collettivo” di BeKa, e la matita del disegnatore Alexandre Mermin, in arte Poupard, il cui stile si inserisce a pieno titolo nella migliore tradizione della bande dessinée umoristica. Il vostro ardito Sbam-redattore ha quindi deciso di varcare (virtualmente) le Alpi per conoscerli meglio: trovate la nostra intervista sul nr. 32 di Sbam! Comics, la nostra rivista digitale scaricabile liberamente da QUI. Di seguito, un estratto del testo.

Presentatevi ai nostri lettori: come e quando avete esordito nel mondo della bande dessinée? E, prima di Rugbymen, quali sono state le tappe principali della vostra carriera?
BeKa/Bertrand: ho cominciato a scrivere e disegnare i primi fumetti all’età di sei anni… e da allora non ho mai smesso! In pratica, mentre i miei compagni passavano i pomeriggi giocando a rugby, io li trascorrevo immaginando storie.
BeKa/Caroline: io, invece, ho passato l’infanzia letteralmente immersa nella lettura, mentre i fumetti li ho scoperti a scuola, dove ho anche incontrato Bertrand. Insieme, abbiamo iniziato a inviare le nostre storie a diversi editori mentre ancora eravamo studenti di scienze. E dopo un paio di lavori per Vents d’Ouest e Pointe Noire, siamo entrati nel team di Bamboo Edizioni, sotto la direzione di Olivier Sulpice. Lì abbiamo, tra le altre cose, creato la serie Dance Class con il disegnatore Crip. E a proposito di disegnatori, un momento fondamentale della nostra carriera è stato senza dubbio l’incontro con Poupard, alla fiera del libro di Nancy.
Poupard: ho iniziato a lavorare a 20 anni, come caricaturista e vignettista sulla stampa locale di Grenoble. A 23, ho vinto il primo premio a un concorso internazionale di cartoni animati a Charleroi, in Belgio. A 27 ho pubblicato il mio primo fumetto per l’editore Vents d’Ouest, mentre a 34 ho iniziato a collaborare con Bamboo. Due anni dopo, nel 2005, ho cominciato a disegnare Rugbymen.

BeKa, avete sempre lavorato a quattro mani o avete firmato qualcosa anche “in solitaria”? E come nascono le vostre storie? Vi dividete in qualche modo i compiti (soggetto, sceneggiatura, dialoghi…), oppure fate tutto insieme?
BeKa: Bertrand ha sceneggiato diversi albi da solo per Bamboo, tra cui Chinn, che nel 2009 è stato premiato dagli studenti al festival di Angoulême. Nel frattempo, Caroline ha scritto nuovi adattamenti per la serie di romanzi per ragazzi Les Petits Rugbymen. In generale, preferiamo affrontare insieme tutte le fasi del lavoro di scrittura, anche se poi ciascuno ha il suo campo d’azione preferito: Bertrand ama lavorare sulla sceneggiatura e sui giochi di parole, mentre Caroline è responsabile della documentazione, della rifinitura dei dialoghi e crea le situazioni più originali.

Come è nata l’idea di Rugbymen?
BeKa: noi siamo cresciuti in una zona in cui il rugby fa parte della vita di tutti i giorni. Abbiamo quindi sempre pensato che questo sport, con tutto il mondo che gli ruota attorno, sarebbe stato il soggetto ideale per un fumetto divertente. E quando Olivier Sulpice, il nostro editore, ci ha detto di voler sviluppare una serie proprio sul rugby, ne abbiamo subito parlato con Poupard. Pochi mesi dopo, Rugbymen era una realtà.
Poupard: quando Bertrand e Caroline mi hanno chiesto di provare con loro questa nuova avventura, ho immediatamente adorato l’idea. E oggi, dodici anni dopo, non me ne sono ancora pentito!

Dalla lettura del fumetto traspare una grande conoscenza e rispetto per la palla ovale. Siete tifosi di rugby? O lo siete diventati dopo aver iniziato a lavorare sulla serie? E che cosa vi affascina di questo sport?
BeKa: non siamo, in senso stretto, sostenitori di una squadra particolare, ma abbiamo sempre vissuto circondati da parenti o amici che erano giocatori e tifosi di rugby. Nel sud della Francia è una specie di religione. Tuttavia, scrivendo il fumetto abbiamo riscoperto questo sport attraverso incontri sorprendenti con ex giocatori e professionisti. Così, alla fine, siamo diventati tifosi accaniti della nazionale francese di rugby femminile, che è davvero incredibile!
Poupard: prima di iniziare a disegnare la serie, ero solamente un tiepido appassionato di rugby. Non un giocatore, ma un semplice tifoso che aveva voglia di condividere dei bei momenti con gli amici. Il fumetto mi ha costretto ad approfondire la mia conoscenza e la mia attenzione nei confronti di questo sport, ma alla fine rimango un dilettante, solo un po’ più informato di prima. Difficile, poi, dire con precisione che cosa mi affascina del rugby: di certo il suo lato umano, il carattere dei giocatori e l’attitudine al divertimento e al rispetto che si esprime nel rito del terzo tempo. E  poi un certo codice “d’onore” che vige tra i giocatori e i fan. Tutte cose che sento assai vicine al mio modo di pensare.

Segue su Sbam! Comics nr. 32.

(Marco De Rosa)

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