Abbiamo conosciuto Laura Mango un po’ per caso, incappando nel suo blog I dolori della Giovane Libraia e notando le sue vignette molto divertenti. Raccontano la vita di chi sta dall’altra parte di un bancone di una libreria avendo a che fare con una variopinta pletora di clienti: dall’espertissimo che conosce quante edizioni ha avuto I Miserabili a quello che deve comprare un regalo, ma la sua massima espressione di lettura è rappresentata dal biglietto della spesa. Insomma, vicende (oseremmo dire… drammi!) di vita reale vissute in prima persona, che la giovane libraia Laura ha deciso di trasformare in strip umoristiche. Vignette che ora vedono la luce anche in libreria con la raccolta, targata 001 Edizioni, intitolata appunto I dolori della Giovane Libraia.
Quello che segue è un estratto dell’intervista completa che potete leggere – con molte altre informazioni e alcune vignette dell’autrice – sul nr. 31 della nostra rivista digitalescaricabile liberamente da QUI.

dolori-giovane-libraiaCiao Laura, benvenuta su Sbam!: parlaci di te…
Mi chiamo Laura, ho 32 anni, vengo da un paese vicino Roma, Bracciano, e vivo a Milano. Ho una laurea in biblioteconomia e in realtà più che disegnare, scrivo. Sono finita a lavorare in mezzo ai libri non per caso, ma perché lo volevo intensamente (anche se immaginavo in una biblioteca, anche per il suo risvolto sociale, e non in una libreria. Ma non ho abbandonato del tutto le speranze).

Come è nata l’idea delle tue vignette?
Volevo raccontare gli strafalcioni e le situazioni surreali che accadono in libreria, ma a farlo c’erano già l’Apprendista libraio e Cronache dalla libreria. Così, ho cercato un sistema diverso e mi sono venute in mente delle vignette che dessero l’idea. I personaggi con gli occhi a gettoniera erano nati una decina di anni fa per alcune vignette satiriche per un nostro giornale, autoprodotto da un’associazione culturale che avevo fondato con alcuni miei amici. Sono risbucati fuori tre anni.

Hai già dei precedenti nel fumetto o il tuo è un “hobby” (di successo, visto quanto ne è derivato)?
In realtà io ho sempre scritto e la mia aspirazione sarebbe pubblicare un romanzo. Infatti il blog (che ormai più che un hobby è un secondo lavoro visto che occupa varie ore della mia giornata) è nato anche perché avevo perso l’abitudine di scrivere almeno un paio d’ore al giorno e volevo un impegno quotidiano per riprendere l’allenamento. Le vignette erano un plus, anche per vivacizzare un po’ i contenuti e raccontare in modo più creativo la vita in libreria.
In precedenza posso annoverare solo prese in giro scolastiche e parodie di Dragon Ball che non hanno mai letto più di dieci persone.

Quali fumetti leggi abitualmente?
Leggo principalmente graphic novel, mi piacciono soprattutto le (auto)biografie e i reportage. Purtroppo ho abbandonato i manga da un bel po’, ma mi piacerebbe trovare qualcosa di interessante da cui ricominciare.
Amo molto, come ormai una quantità impressionante di persone, Zerocalcare. Penso sia l’autore italiano che in assoluto ha saputo raccontare meglio una buona parte della nostra generazione, che non è fatta solo di tragedie provinciali, nichilismo o superficialità. Altri autori che mi piacciono sono la Bechdel (di cui mi piacerebbe traducessero altre strisce) e Tony Sandoval.

Com’è nato il rapporto con 001?
Mi ha contattata l’editore che seguiva il blog e in realtà tutto si è svolto in modo molto veloce per le tempistiche editoriali. Ci sono molte buone idee per il futuro.

Possiamo pensare a un futuro per questa serie, teoricamente infinita?
In realtà sul blog ho iniziato a fare anche qualche fumetto di vita personale fuori dalla libreria e mi piacerebbe, possibilmente migliorando nel disegno, continuare su quella strada. Le vicende “libresche” di certo continueranno finché continuerò a lavorare in libreria.

Siamo molto interessati a conoscere il punto di vista di chi è dall’altra parte della barricata, ovvero di chi i libri li vende: come è, dal tuo punto di vista, la situazione delle librerie?
Oddio, in generale in Italia l’intera filiera della “lettura” ha da sempre dei grossi problemi. Il punto, al netto della crisi, è che nessuno pensa mai alla cosa fondamentale: ampliare il bacino dei lettori.
Finché quello rimane stabile o addirittura cala, sarà impossibile vendere più libri. Magari il best seller ti fa vendere un po’ di più, magari in un anno felice tanti autori conosciuti danno alle stampe un libro, ma l’unico modo per avere una stagione felice delle librerie è educare alla lettura.
In Italia è un fattore che è sempre mancato, all’estero ci sono molte più pratiche messe in atto da Stato e attori della filiera che abituano i cittadini alla lettura sin da bambini, a prescindere dal contesto sociale in cui si nasce o dalla famiglia. Spessissimo si diventa lettori forti se si nasce in una famiglia di lettori, a molti non accade e non essendoci nessun incentivo esterno in tal senso, le persone non lo avvertono mai come una mancanza o una necessità e, perdita del fatturato delle librerie a parte, finisce per essere uno svantaggio culturale per il singolo e una grande mancanza per la collettività.

… e dei fumetti in particolare?
Mi pare di vedere e capire che sono tra i pochi settori in crescita, anche perché finalmente anche in Italia si sta superando il pregiudizio che il fumetto sia una cosa per bambini o una forma di narrazione meno nobile del romanzo.

(Roberto Orzetti)