dylan-dog-ristampa-330Lo abbiamo appreso dall’editoriale dell’ultimo Dylan Dog Ristampa, uscito pochi giorni fa: il nr. 330, La magnifica creatura, sarà l’ultimo di questa collana, nata nel luglio 1991 quando il personaggio era ai massimi livelli di popolarità e che ora, 26 anni dopo, termina la sua corsa.
La notizia, di per sé, non è di quelle da strapparsi i capelli. Così come non lo era quella data un mesetto fa da Moreno Burattini, che pubblicizzava (non senza un pizzico di emozione) l’uscita dell’ultimo numero di Zagor Raccolta, l’ultima collana di ricopertinati ancora presente in edicola.
Insomma, notizie destinate a passare velocemente in secondo piano (vista la moltitudine di novità che ogni mese invadono le edicole), ma che però impongono una piccola riflessione che parte da lontano.

Come sicuramente ricorderete, fino a qualche anno fa ogni collana di casa Bonelli aveva una “gemella” di ristampe caratterizzata dal prefisso Tutto: Tex (che aveva già una prima collana di ristampe, la Tre Stelle), Zagor, Martin Mystère, Mister No e il Comandante Mark vivevano quindi una “doppia vita” in edicola, con le storie classiche (rivisitate nei testi) ad affiancare ogni mese le storie inedite; poi venne Dylan Dog, che ebbe una prima ed una seconda ristampa, seguite dalla Collezione Book (terza ristampa cartonata); infine vi fu la stagione delle Grandi Ristampe, con Dylan Dog e Nathan Never protagonisti di ristampe “triple”.
Accanto a loro, aperiodicamente, le raccolte, utilissime alla Bonelli per reimmettere sul mercato le rese delle edicole e gradite ai lettori che potevano leggersi due albi al prezzo di uno e mezzo.
Più o meno lo stesso accadeva in casa Astorina (con le due ristampe della serie del Re del Terrore, Diabolik R e Swiisss) e Disney, dove collane storiche come I Classici e I Grandi Classici venivano affiancate da pubblicazioni a tema come Paperinik, Topomistery o I Maestri Disney.

uomo-ragno-classic-51Discorso parzialmente diverso per quanto concerneva il mercato dell’importazione, dove le ristampe hanno sempre fatto più fatica rispetto ai prodotti Bonelli, probabilmente a causa della rivoluzione degli anni’80 che cambiò così radicalmente il mondo dei comics che le serie degli anni ’60 risultavano troppo datate per il pubblico “nuovo”. Ciononostante, una collana come L’Uomo Ragno Classic resistette per più di 80 numeri tra Star Comics e Panini, e anche personaggi come Devil e gli X-Men ebbero i loro momenti di gloria in edicola.
In più c’erano le raccolte: Star Comics e Play Press infatti, per le medesime motivazioni della Bonelli, rimandavano in edicola i propri albi ricopertinati a cadenza mensile.

A un certo punto tutto cambiò.
Perché? E da quando?

Innanzitutto dobbiamo riavvolgere il nastro, fino ai mitici (tutti i decenni passati sono mitici per definizione…) anni Novanta: i tempi in cui non esistevano eBay e Amazon e le fiere erano pochissime e concentrate nelle grandi città. Se quindi volevi imbarcarti nel recupero di qualche arretrato dovevi spulciare i mercatini dell’usato o attendere quei due o tre appuntamenti come Cartoomics, Expocartoon o Lucca Comics per dar fondo al portafoglio.
In alternativa, c’erano (appunto) le ristampe e le raccolte. È vero, non erano “come” gli originali, ma erano utili per colmare i buchi, e le compravi nella stessa edicola in cui compravi gli altri albi.

Da lì a poco l’avvento di internet travolse tutto, rendendo possibile a tanti collezionisti acquistare, vendere e scambiare i propri albi senza muoversi da casa. In parallelo poi avvenne un altro fenomeno: grazie ai primi cine-comics il fumetto iniziò ad “allargarsi” e a conquistarsi un posto sempre più importante nel settore dell’intrattenimento: anche le manifestazioni a tema, quindi, iniziavano a moltiplicarsi.
Per farla breve: la vita del collezionista divenne molto, molto più facile.

tutto-tex-548Mentre le ristampe Bonelli iniziavano quindi a perdere appeal (non aveva più senso aspettare che uscisse – chessò – Tutto Zagor quando, alla metà del prezzo di copertina, potevi portare a casa quello stesso numero che cercavi in originale, seppur usato), quelle di materiale USA si spostavano sempre di più verso le fumetterie, con pubblicazioni rivolte essenzialmente ai fan, con un target (di prezzo e confezione del prodotto) decisamente diverso rispetto a quello delle edicole.

Il vero colpo di grazia arrivò nel 2007, e coincise con una delle più azzeccate (vista ex post) mosse editoriali della Bonelli, che andò a ripercuotersi in tutto il resto della produzione fumettistica: l’uscita del primo numero della Collezione Storica a Colori di Tex, punto di partenza della “alleanza” tra fumetti e quotidiani, che continua ancora oggi. La CSAC era un prodotto nuovo, sotto ogni punto di vista: il formato gigante, la colorazione digitale (anche se agli albori rispetto a quella attuale), la “rottura” con lo schema fisso un numero-una storia. Insomma, c’erano sì storie vecchie ma proposte in un formato che le faceva apparire come se fossero nuove. Da qui partirono le più svariate iniziative, che andarono a coinvolgere praticamente tutti i generi del fumetto, e che diedero (e tutt’ora danno) nuova linfa ad un settore che ormai sembrava aver fatto il suo tempo.

Siamo quindi di fronte ad una nuova era per le ristampe, in cui il lettore non si accontenta più di una semplice riproposizione, ma accetta il “compromesso” di comprare un prodotto datato a patto che l’editore ci metta qualcosa in più (oltre alle storie) per rendere l’albo appetibile: una cover ridisegnata, un formato diverso, il colore, l’apparato critico…
Più o meno lo stesso fenomeno accade nelle fumetterie e nelle librerie, in cui cartonati, absolute, omnibus, masterworks e affini la fanno ormai da padroni, pur rivolgendosi ad un pubblico diverso rispetto a quello delle edicole.
E le ristampe “vecchia maniera”? Poche ma buone. Resistono ancora in casa Bonelli con Tex (con il Tutto, il Tre Stelle e la Nuova Ristampa) e Dylan Dog (che ancora ha il Collezione Book, il Super Book e la Grande Ristampa), Astorina (con le già citate e ormai storiche Diabolik R e Diabolik Swiisss) e Disney (con collane come I Classici, I Grandi Classici e I Migliori Anni).
Nemmeno le raccolte ci sono più, perché manca la materia prima: gli albi resi dalle edicole spesso vanno al macero (orrore!)…

Insomma, l’abbiamo capito: tutto è cambiato. Ma non abbiamo ancora capito perché.
O forse lo sappiamo, sotto sotto: basta guardare con quale criterio scegliamo noi gli albi che compriamo…

(Roberto Orzetti)