sbam-topolino-metopolisPrendere il caposaldo fondamentale dell’intera storia del cinema di fantascienza (e non solo), film di estrema drammaticità, cupo e claustrofobico come pochi altri, e piazzarci dentro Topolino… beh, ci vuole coraggio!
Un coraggio che non è mancato alla redazione di Valentina De Poli che ha realizzato e pubblicato Metopolis, la saga in due parti che trovate sull’ultimo numero del settimanale Disney (nr. 3189, 4 gennaio 2017, € 2,50): la trasposizione topoliniana di Metropolis, il film muto del 1927 (esattamente 90 anni fa) firmato da Fritz Lang, base di partenza per altri capolavori dei decenni successivi, da Blade Runner allo stesso Star Wars.

Pellicola fondamentale, dicevamo, ma certo non “da bambini”, comunque sicuramente lontanissima dalle abituali atmosfere di Topolinia. Vedere Pippo (anzi, 22422) legato al terribile quadrante delle lancette, o le squadre di tristissimi operai che si avvicinano alla fabbrica, angariati da capisquadra crudeli e sottoposti ai fumi, alle esplosioni, alle temperature… Tutto questo non può non porti il dubbio se davvero stai leggendo Topolino
Sì, perché Francesco Artibani (testi) e Paolo Mottura (disegni), a parte nasi a patata e orecchie canine, nulla fanno per edulcorare le parti dalle atmosfere più cupe della storia di Lang. Solo Pippo-22422 riesce a mantenere quel certo sereno distacco che ti ricorda che, sì, forse siamo ancora a Topolinia. Ma quello che dice («Un nome non mi serve. Per nome non mi chiamo mai e se qualcun altro lo fa non lo sento perché dormo tutto il tempo. Devo essere ben sveglio quando sono alla macchina») ti riporta subito a Metropolis, o Metopolis che dir si voglia…
Intanto Minni sorride languida a Topolino/Topp tanto quanto faceva Maria a Freder; i cattivi sono impersonati a meraviglia da Gambadilegno e da Macchianera, la scena del rogo è sostituita egregiamente da una sequenza meno tragica ma… altrettanto calda.

metropolis_fotogrammaL’effetto? Eccellente! Gli attori disneyani si muovono a meraviglia su questo scenario, sapientemente orchestrato da Artibani che riesce anche a dar loro voce, nonostante la base sia quella di un film muto; e Mottura dipinge ogni scena rispettando le inquadrature più celebri del film e strizzando pure l’occhio a sua maestà Floyd Gottfredson (siamo a fine anni Venti, dopotutto), per 70 (settanta!) pagine che volano alla lettura.
Una storia che già possiamo vedere in una qualche elegante edizione cartonata per collezionisti tra non molto tempo, come ci ha ben abituati la politica di Panini Comics, con i vari Dracula, Mister Hyde e Isole del Tesoro. Ma una storia che – perfino più delle stesse Dracula e Mister Hyde – rende davvero adulto il settimanale a fumetti per ragazzi per antonomasia in Italia.
Che questo sia un modo per tenere legato il pubblico più agée al suo “giornalino”, andando oltre la semplice nostalgia, o che sia un riconoscere la maggiore maturità dei “ragazzi di oggi” rispetto a quelli che leggevano Topolino negli anni Settanta, è un discorso tra il marketing e il sociologico che andrebbe adeguatamente approfondito (e non escludiamo di farlo su Sbam!). Ma visto che qui siamo in sede di semplice “consiglio di lettura”, ebbene: non possiamo che assegnare a Metopolis la nostra coccarda SSGF (Signore e Signori, questo è Grande Fumetto).

(Antonio Marangi)

P.S. Lo stesso albo riporta anche la storia Paperino e Paperoga agenti lievitanti, scritta da Matteo Venerus e decisamente più in linea con Topolino. Ma anche qui, a proposito di innovazione del settimanale, date un’occhiata allo stile del disegno di Alberto Lavoradori

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