L’abbiamo atteso, tanto, forse troppo, a causa di un ritardo nell’uscita che ci ha “regalato” due mesi extra di suspence. Ma quel che conta è che, finalmente, lo speciale Il Ritorno del Cavaliere Oscuro: L’ultima crociata (DC Multiverse 19, novembre 2016, 72 pp. a colori, spillato, RW Lion, € 3,95) è nelle nostre mani.

batman-ultima-crociataIniziamo subito col chiarire un particolare, per i non-batmaniani: questa storia è il prequel della celeberrima Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, pluripremiata saga del 1986 che, oltre a rilanciare definitivamente il personaggio (assieme a Year One e The Killing Joke), contribuì a rivoluzionare il modo di fare fumetto, in quei mitici anni ‘80 che portarono la Nona Arte alla definitiva maturazione.
Un preambolo indispensabile, perché chiarisce alcuni punti “bui” della miniserie del 1986 e aggiunge altri spunti di riflessione, senza perdere lo spirito originale.

L’albo è ambientato dieci anni prima rispetto alla celeberrima saga, e vede un Batman di mezz’età, ma ancora sulla breccia, nonostante gli acciacchi inizino a farsi sentire anche contro i criminali un tempo ritenuti “facili”. Il nostro Bats è qui affiancato da Robin II, alias Jason Todd. Un personaggio difficile, “scomodo” da gestire visto il passato turbolento (che ben conosciamo) e che non riesce, nonostante gli anni di esperienza, ad addomesticare la sua rabbia come riuscì a fare il suo mentore. Un esempio su tutti: pare sia poco propenso a seguire il comandamento “non uccidere”...
Di fronte a Batman, il suo nemico giurato, il Joker, anch’egli non più arzillo come un tempo ma sempre pazzo al punto giusto. Pazzo, ma anche tanto lucido da fuggire totalmente indisturbato da Arkham, col solo scopo di spargere follia e, soprattutto, attaccare Batman nell’unico punto in cui pare essere vulnerabile…

Il Batman che vediamo qui è un eroe stanco, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente: mille battaglie l’hanno reso un uomo “vuoto” (nonostante la presenza del fido Alfred e di Selina ‘ex-Catwoman’ Kyle, amante-amica del nostro), incapace di “guarire” Gotham dai suoi mali e, soprattutto, di educare alla missione un Robin ormai più “punitore” che eroe, indegno di indossare la cappa. Sembra quasi sentirselo, Bruce, che quel ragazzo farà una brutta fine…

E qui si apre il giallo (solo parzialmente risolto in quest’albo): sappiamo infatti che Jason morì nella saga Una morte in famiglia (1988), ucciso in modo violentissimo dal Joker, dopo che i lettori – con un sondaggio degno del miglior reality show – ne avevano decretato l’infausta sorte. Sappiamo però anche che Frank Miller, nel primo capitolo del Cavaliere Oscuro, fece capire senza mezzi termini che fu proprio la morte violenta del ragazzo a causare il ritiro dell’eroe. Ma com’era possibile che l’autore, ben due anni prima del celebre sondaggio, sapesse già che fine avrebbe fatto Robin? Si è trattato di un ggomblotto (tesi sostenuta dai più fino all’uscita di quest’albo), oppure Miller, creando un “suo” universo, aveva deciso un finale alternativo (e comunque infelice)? E soprattutto, c’entra ancora il Joker, oppure…?

Un po’ di risposte le troviamo qui. Altri dubbi, invece, resteranno irrisolti.

Chi temeva che questo prequel fosse la solita commercialata, stavolta resterà (per fortuna) deluso: perché – cari fans del Pipistrellone, tenetevi forte – questa è una storia bella. Una storia che al sottoscritto ha fatto tornar la voglia di leggere Batman (confidando nel prossimo Rebirth), nonostante le recenti “devastazioni” apportate dal New 52, operazione iniziata col piede giusto, ma con scarpe evidentemente non adatte al percorso.

Una storia con cui Miller (in coppia con Brian Azzarello, come in Razza Suprema), seppur lontano dai fasti gloriosi che furono, ci riporta alle atmosfere cupe ed inquietanti del 1986, facendoci venire la voglia di rileggere quel bel volumone che tenevamo in libreria, magari per cogliere qualche citazione in più.
Una storia in cui John Romita Jr. torna ai suoi livelli di eccellenza abituali, dopo qualche critica di troppo su altre testate, con tavole cinematografiche alternate a quei primissimi piani quasi opprimenti che avevano caratterizzato l’opera originaria. Un Romitino mai come quest’oggi al “servizio” del personaggio, con una caratterizzazione dei protagonisti decisamente sua, ma in cui emerge in ogni tavola l’omaggio all’opera di Miller.

(Roberto Orzetti)

Post correlati