«Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani segreti dell’arma decisiva dell’Impero, la Morte Nera».
Correva l’anno 1977: una frase come tante, piazzata con apparente noncuranza in mezzo alle didascalie iniziali del primissimo Guerre Stellari. Già, ma chi erano quelle spie? E come avevano fatto a mettere le mani sui piani in questione? E a consegnarli poi alla principessa Leia, che a sua volta li avrebbe affidati ai droidi C-3PO e R2-D2 insieme al messaggio per Obi-Wan Kenobi, innescando la più celebrata epopea dell’immaginario contemporaneo?

star-wars-rogue-one_posterRogue One: A Star Wars Story nasce proprio per rispondere a queste domande, che ci ronzano in testa da quasi quarant’anni. Inizialmente avrebbe dovuto essere una serie tv, poi un film a basso costo, alla fine è diventato un blockbuster. Più precisamente uno spin-off della saga principale, quella recentemente rilanciata con il controverso Il risveglio della Forza, che riesce nella non semplicissima impresa di marcare la propria totale appartenenza all’universo narrativo di Star Wars e, nel contempo, di aggiornarne la mitologia grazie a soluzioni, anche visive, originali.

Qui non ci sono i titoli di testa che scorrono fino a perdersi nello spazio profondo. E la celeberrima marcetta di John Williams sfuma dopo pochissime note. Niente cavalieri Jedi con spade laser. Niente personaggi predestinati alla grandezza. E la stessa Forza, che pure viene evocata a più riprese, è presente soprattutto come suggestione, ma a conti fatti non risolve alcunché.

C’è invece un gruppo di eroi fin troppo umani e pure un po’ ambigui, che si ritrovano insieme quasi per caso per compiere la più apparentemente impossibile delle missioni: trafugare i piani della mastodontica stazione da battaglia imperiale. E, in questo modo, donare alla galassia un futuro di speranza. Ecco, proprio la speranza è una delle parole-chiave della pellicola diretta dal britannico Gareth Edwards: perché “le ribellioni si basano sulla speranza”, come ricordano i protagonisti; e perché, non a caso, Una nuova speranza è il titolo di quel primo Guerre Stellari del 1977, di cui questo film rappresenta l’ideale prologo.

Come da tradizione della saga lucasiana, anche in questa storia risulta centrale il rapporto padre-figlio. O meglio figlia, visto che la protagonista è una fanciulla di nome Jyn, il cui genitore è stato nientemeno che il progettista (assai riluttante, in verità) della famigerata Morte Nera. Bel personaggio, questa Jyn: la classica cinica individualista che sembra non credere in nulla, finché le circostanze non la mettono di fronte a qualcosa per cui vale la pena di lottare. Una combattente grintosa e incavolata, che la solitamente misurata Felicity Jones interpreta con piglio militaresco, avendo ben presente la lezione della Ripley di Alien. Al suo fianco, il tormentato capo dell’intelligence ribelle, un mercenario armato fino ai denti, il suo sodale cieco ma tostissimo (la figura che più si avvicina a un cavaliere Jedi, pur senza averne i poteri) e un pilota imperiale che ha cambiato bandiera. In più, come da copione, c’è anche un droide: solo che stavolta non è buffo o coccoloso, ma è alto due metri e mezzo, spara come un cecchino e picchia come un fabbro.

star-wars-rogue-one-immaUn team variegato e multietnico, che si muove in una “galassia lontana lontana” decisamente più dark rispetto a quella cui eravamo abituati, tra polvere, fango, sudore e sangue. Un universo brutto, sporco e cattivo, palcoscenico ideale per una space opera bellica. Già, perché uno dei maggiori elementi di novità di Rogue One sta proprio qui: se con Guerre Stellari Lucas aveva mixato il fantasy e il western travestendoli da fantascienza, ora siamo nei territori del caro, vecchio cinema di guerra di una volta, come del resto ha raccontato la stessa Felicity Jones: «Questo è un film di guerra. Prima di girare, il regista ci ha fatto vedere Apocalypse Now e Salvate il soldato Ryan».

Ma il bello è che, nonostante questi scostamenti, la pellicola di Edwards riesce comunque a rimanere assolutamente fedele allo spirito della fiaba originale, emendandolo dai troppi ammiccamenti smaccatamente fan-oriented che avevano appesantito Il risveglio della Forza e gratificandolo invece con un look anni Settanta-Ottanta che riporta direttamente alle origini del mito. Dove, ad attenderci, troviamo un Darth Vader mai così terrorizzante (anche se un po’ mortificato dal doppiaggio italiano) e, rimanendo sul fronte dei cattivoni, un grande attore ben noto ai fan della saga, ormai scomparso ma riportato “in vita” grazie alle meraviglie del digitale.

Il miglior capitolo di Star Wars dai tempi de L’Impero colpisce ancora? Giudizio impegnativo, ma a conti fatti non troppo lontano dal vero. Noi, nel dubbio, siamo già pronti per una seconda visione.

(Marco De Rosa)

Un film di Gareth Edwards. Con Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed – Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story. Fantascienza – Durata: 133 min. – USA 2016 – Walt Disney