Out Now di-segni: mostra personale di Nicola Mari
 – dal 18 novembre al 18 dicembre 2016 – ABC Arte Bologna Cultura
, via Alessandrini 11, Bologna
 – orari: da martedì a sabato 17.30-19.30 . Inaugurazione: venerdì 18 novembre, 17.30 – 
Aperture straordinarie: sabato 26-domenica 27 novembre, 16.00-20.00, 
nell’ambito di BilBOlbul – Festival Internazionale del Fumetto di Bologna

mostra-nicola-mari-bologna-2Un artista che ha fatto del noir e dell’instabilità esistenziale la propria essenza: è Nicola Mari, da 25 anni nella scuderia di Sergio Bonelli e da 20 disegnatore di Dylan Dog, cui ha regalato il proprio tratto tormentato e cupo, pieno di profondi neri. Inaugura venerdì 18 novembre alle ore 18 presso lo Spazio ABC Arte Bologna Cultura (via Alessandrini, 11) OUT NOW. di-segni Nicola Mari, la prima mostra che omaggia l’arte “gotica” e la straordinaria carriera del disegnatore ferrarese. Una mostra che arriva all’indomani dell’uscita per Editore Inkiostro di Rossano Piccioni di The Artbook of Nicola Mari, prima monografia sull’artista, che verrà presentato in anteprima nazionale in occasione dell’inaugurazione, alla presenza di Mari e dell’editore. La mostra si inserisce all’interno di BilBOlbul – Festival Internazionale del Fumetto di Bologna, giunto quest’anno alla sua decima edizione.

«La mostra Out Now presenta decine di bozzetti, sketch, tavole, illustrazioni e prove di copertina di Nicola Mari, uno degli artisti più popolari del fumetto italiano», ha detto Luca Baldazzi, giornalista ed esperto di fumetti, curatore della mostra insieme ad ABC. «In attività da quasi trent’anni, Mari ha dato un contributo decisivo nel caratterizzare alcuni tra i personaggi più noti e amati degli albi dell’editore Bonelli, come il fantascientifico e ombroso detective Nathan Never e Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo ideato da Tiziano Sclavi. Ma il suo stile particolare va molto oltre i confini della narrativa di genere».

mostra-nicola-mari-bologna-1Per la mostra bolognese, articolata in tre temi – Dylan Dog, Nathan Never e Eros e Noir – che si snodano nelle quattro sale espositive, il disegnatore ha aperto i cassetti degli inediti, portando alla luce un affascinante e incessante percorso alla ricerca del segno perfetto e rivelatore. Realizzati con grande varietà di tecniche (matite, pennarelli e penne, acquerelli, acrilici, su carte, cartoncini, a volte su semplici tovaglioli e supporti di ogni tipo), i bozzetti di Mari aprono porte su altri mondi. Oltre a Nathan Never e Dylan Dog, sono in mostra numerose opere che fanno emergere la dimensione del sogno, del perturbante, di un Eros inevitabilmente accompagnato a Thanatos: un universo in cui donne di algida bellezza si accompagnano a mostri e divinità di lovecraftiana memoria. L’artista è il moderno sciamano che, con la sola forza del segno grafico, ci traghetta dalla nostra realtà ad altri stati di percezione. «Il mio tratto è sempre stato oscuro» ha detto una volta Mari. «Senza l’ombra che contrasta con la luce, non si distinguerebbe nemmeno il paesaggio. La mia evoluzione, per motivi a me ignoti, è l’evoluzione della parte in ombra».

Un conflitto costante su cui ha giocato anche l’allestimento, curato da Fausto Savoretti, che ha concepito la mostra «sotto il segno di un costante conflitto: notte-giorno, acqua-fuoco, Amore-Morte».

Spesso definito “artista gotico”, Mari rivela nelle sue opere un immaginario dalle molteplici fonti. Nel Fumetto, la “linea scura” che va da Milton Caniff ad Alex Toth fino ai contemporanei Bill Sienkiewicz e Mike Mignola, con echi di Moebius. Nel cinema, l’espressionismo tedesco di Lang e Murnau. In arte, suggestioni che vanno dalle visionarie pitture e incisioni di William Blake a Egon SchieleOtto DixFrancis Bacon. Su tutto, un personalissimo gusto per la sintesi e la deformazione del grottesco.

«Il mio disegno» dice Nicola Mari «è mosso dalla passione e dalla necessità. La passione vorrebbe arginare il pragmatismo promosso della necessità, mentre la necessità tenta di dare una direzione plausibile alla spinta anarchica e caotica della passione. Ogni mio segno è l’esito di questo conflitto incessante».

Salva