… e non solo quella. Bianca è anche la seconda di copertina, bianco il frontespizio orrorifico che normalmente accoglie i lettori sugli albi dylaniati, bianca perfino la pagina dell’Horror Club, appannaggio dell’introduzione di Roberto Recchioni, stavolta silente.

dopo-un-lungo-silenzio-coverEcco, il silenzio. È il silenzio il tema portante di questo numero, l’attesissimo albo che segna il ritorno alla penna di Tiziano Sclavi dopo nove anni (Dylan Dog nr. 362, Dopo un lungo silenzio, novembre 2016, 94 pp in b/n, Sergio Bonelli Editore, € 3,20).
Tra l’altro, la copertina bianca segna anche – ma questo si è saputo solo dopo l’uscita dell’albo – il passaggio di consegne tra Angelo Stano e Gigi Cavenago nel ruolo di copertinista della testata: tra i due, ecco una cover completamente bianca, che nel colophon alla voce “copertina” segna proprio… “nessuno”!

Ma parlavamo del silenzio. Illustrato dalla matita di un maestro dal tratto classico quanto appagante come Giampiero Casertano, facciamo la conoscenza di Owen Travers, impiegato modello colpito dalla tragica, improvvisa scomparsa della giovane moglie. Da quel momento, la sua vita è stata all’insegna della solitudine, della terribile mancanza di risposte dalla poveretta cui continua a rivolgersi.

Il triste silenzio che angustia l’esistenza di Owen si incrocia con quello di Dylan Dog, cui l’uomo si rivolge in cerca d’aiuto. Un Dylan Dog inizialmente molto felice con la sua ultima fiamma, Crystal, ma ben presto distrutto, sul fondo, terribile e – appunto – silenzioso,  di certi vecchi baratri…

Il terzo silenzio è quello dell’autore, Tiziano Sclavi, “scomparso” per quasi un decennio dalla scena, e ora tornato tra noi. Una storia che non è tra le sue migliori produzioni (arduo migliorare certe sue antiche vette), ma che resta senza dubbio alcuno tra le migliori dell’ultimo periodo dylaniato. Aspettiamolo dunque al secondo capitolo di questo suo ritorno.

(Domenico Marinelli)

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