Il 2016, l’anno che tutti i cinefumettomani stavano aspettando, è finalmente arrivato. E a inaugurare un menù che nei prossimi mesi promette di renderci tutti sazi e felici, ha provveduto la Twentieth Century Fox (detentrice dei diritti sul mondo dei mutanti Marvel) con il suo Deadpool. Noi di Sbam!, ovviamente, ci siamo subito messi in coda davanti alla sala: ecco le nostre impressioni.

La storia
Wade Wilson
è un ex membro delle Forze Speciali che ora lavora come mercenario. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da uno che svolge questa professione, lui è un gran chiacchierone, ha sempre la battuta pronta e, a volte, “dimentica” pure di farsi pagare.
Ma non chiamatelo eroe: Wade preferisce definirsi «un cattivo che si dedica a pestare gente più cattiva di lui».
sbam_deadpool_locandinaIl suo locale di riferimento è il Sister Margaret, un bar malfamato che funge da ritrovo per i mercenari di New York. Proprio qui, il nostro ha incontrato Vanessa e, con lei, l’amore; dopo un anno di relazione Wade vorrebbe infine convolare a giuste nozze, ma il destino ha piani diversi: gli viene infatti diagnosticato un tumore terminale, che ha ormai attaccato praticamente tutto il corpo. L’unica chance che gli rimane è offrirsi volontario per un esperimento che faccia emergere i suoi geni mutanti latenti.

Quello che Wade non sa è che per far “sbocciare” i poteri è necessario sottoporre il corpo a stress sempre maggiori; e così Ajax, colui che in teoria dovrebbe essere il responsabile dell’esperimento, si tramuta in un sadico torturatore. Dopo mesi di tormenti, i poteri finalmente si manifestano: Wade diventa praticamente immortale grazie a un fattore rigenerante simile a quello di Wolverine, ma rimane orribilmente sfigurato.

Ed è a questo punto che si svelano le reali intenzioni di Ajax: fare di tutti i suoi “pazienti” degli schiavi mutati da vendere al miglior offerente. Wade ovviamente non ci sta, scappa, fa saltare in aria il laboratorio e viene dato per morto. A causa del suo aspetto, però, non trova il coraggio di tornare da Vanessa: decide quindi di assumere l’identità di Deadpool e dare la caccia ad Ajax, nella speranza che lui lo possa guarire. Dopo lunghe ricerche, Wade è ormai vicino all’obiettivo, ma l’intromissione di Colosso e della sua apprendista Testata Mutante Negasonica gli impedisce di catturare la preda. A questo punto, Ajax pensa bene di correre ai ripari rapendo Vanessa per attirare Deadpool in una trappola; il mercenario chiacchierone non si fa pregare, e ci salta dentro a piedi uniti. Come andrà a finire?

Dal fumetto allo schermo
Da che mondo è mondo, le storie di supereroi devono in una certa misura snaturarsi quando approdano al cinema, così da essere meglio accessibili al grande pubblico e abbandonare aspetti che potrebbero risultare indigesti o addirittura quasi caricaturali per chi non è un fruitore abituale di comics. Beh, questo non è il caso di Deadpool: chi ha letto un qualsiasi suo albo si renderà subito conto che quello che vediamo nel film è esattamente la stessa cosa; né più, né meno.

sbam_deadpool_colossoIl regista Tim Miller si preoccupa di catturare appieno i tratti caratteristici del mercenario chiacchierone e ce li ripropone pari pari sullo schermo: anche qui Deadpool rompe, anzi sfonda, la quarta parete, rivolgendosi direttamente al suo pubblico; e il fatto che il film sia vietato ai minori di 17 anni negli Usa gli consente di essere violento e politicamente scorrettissimo, proprio come la sua versione cartacea. Le citazioni e le strizzate d’occhio a tutto lo scibile nerdico non si contano, ma non risultano mai fastidiose, semmai azzeccate. La dissacrante ironia, votata a ridicolizzare anche i più basilari canoni del cinema e del fumetto, si respira a ogni battuta, perfino nel classico campo largo di fine film o nella scena post-titoli di coda (sì, anche qui c’è una scena dopo i titoli di coda…).

La pellicola, quindi, è totalmente votata al fandom e si aggiudica per distacco la palma di trasposizione più fedele a un fumetto mai vista su schermo; cosa che, però, non gli impedisce di essere godibile anche per tutti gli altri, che seguiranno comunque la trama senza problemi e vi troveranno un bel po’ di motivi di divertimento. Perché proprio quest’ultima è la parola d’ordine: non aspettatevi nulla di serio, visto che l’unico aspetto non ironico del film, cioè la storia d‘amore tra Wade e Vanessa, rappresenta anche la parte meno efficace della trama; questa è una commedia che prima di tutto vuole divertire, e che ci riesce alla grande.

L’eroe giusto al momento giusto
Non è escluso che molte delle cose dette finora facciano storcere il naso ad alcuni lettori/spettatori, in particolare quelli più “classicisti”, che non hanno mai visto di buon occhio il personaggio e, di conseguenza, anche la sua trasposizione cinematografica.

sbam_deadpool_immaPerché, ancora una volta, il film gioca sul medesimo terreno su cui si affermò Deadpool al momento del suo esordio a fumetti, datato 1991. La creatura di Nicieza e Liefeld, infatti, affonda le proprie origini in un periodo in cui i comics americani non volevano prendersi troppo sul serio e in cui alcuni autori fecero fortuna dissacrando i canoni vigenti fino ad allora, proponendo eroi che nulla avevano di “eroico”. Eroi, appunto, come Deadpool: questo tizio rosso, un po’ Uomo Ragno e un po’ Wolverine, mixato con abbondante Deathstroke e un pizzico di Punitore, è l’anticlassico per eccellenza. Infatti, a ben vedere, non ha delle radici proprie, ma come un fungo si genera sui rami della pianta-fumetto e si nutre di essa.

Tutto ciò rappresenta per forza un male? No, perché le due cose possono, anzi devono, coesistere: il mercenario chiacchierone non avrebbe senso se non esistessero i “veri” eroi Marvel. Ecco perché Deadpool non va visto come la morte dei classici, o come il sacrificio ultimo della creatività sull’altare di una generazione di fan senza capacità di discernimento.

Il film, come già capitò al fumetto, è semplicemente arrivato in un particolare periodo storico dei cinecomics, senza alcuna pretesa di stravolgere le fondamenta del genere. Era in gestazione da ben dieci anni, ma solo oggi poteva uscire e riscuotere il successo (meritato) che sta ottenendo; perché solo oggi il pubblico è finalmente pronto: non lo era nei primi anni Duemila, in cui i supereroi sullo schermo dovevano per forza sembrare “fighi”; né lo era alla nascita del Marvel Cinematic Universe, quando era imperativo che i personaggi acquisissero una nuova credibilità cinematografica. Ma lo è adesso, nel momento in cui si cercano modalità inedite e originali per fare cinefumetti. E così, proprio come i Guardiani della Galassia un paio d’anni fa, anche Deadpool ha fatto centro. Centro pieno.

Da vedere.

(Federico De Rosa)

Un film di Tim Miller. Con Ryan Reynolds (Deadpool/Wade Wilson), Morena Baccarin (Vanessa Carlyse), Ed Skrein (Ajax), T.J. Miller (Weasel), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Andre Tricoteux (Colosso) – Titolo originale: DeadpoolDurata: 108 minuti – USA, 2016 – Twentieth Century Fox