Ultimo giro di scazzottate e sparatorie per Melvin Soul, il detective privato che veste come Philip Marlowe e ha la faccia dell’attore Viggo Mortensen.

Hellnoir_4Hellnoir, miniserie creata da due veterani di casa Bonelli come Pasquale Ruju e Giovanni Freghieri, giunge infatti alla fine della sua corsa a cavallo tra i toni classici della narrativa hard boiled e le atmosfere decisamente sovrannaturali di una città dove approdano tutti coloro che muoiono di morte violenta.

Una metropoli cupa, marcia e violenta, questa Hellnoir, dominata dalla casta demoniaca dei Daem. Ed è proprio con uno dei Daem più pericolosi, Asmoday, che Melvin deve regolare i conti nel quarto e conclusivo numero della mini (Hellnoir nr. 4 – Stirpe maledetta, gennaio 2016, Sergio Bonelli Editore € 3,50). In gioco c’è la vita di sua figlia Cassie, che nel mondo “dei vivi” fa la detective della polizia di Chicago e che, indagando sull’omicidio della giovane Blanche Deville, si è ritrovata coinvolta in una storia di satanismo che estende i propri tentacoli su entrambe le realtà. Una trama oscura destinata a culminare in un rito di sangue e in una nascita immonda, che potrebbero trasformare Asmoday nel Daem più potente di tutta Hellnoir (e non solo). Il condizionale, però, è d’obbligo, visto che a contrastare i piani del satanasso c’è appunto il detective Soul, con la sua pistola e gli speciali proiettili “all’incenso” preparati per l’occasione…

Una volta chiuso l’ultimo albo, non si può che ribadire la positiva impressione che Hellnoir aveva destato fin dalla presentazione durante la scorsa Lucca Comics: una storia godibile, capace di mantenere costantemente alta la tensione e di distillare il meglio dalla contaminazione tra il noir in stile Dashiell Hammett/Raymond Chandler e il fantastico venato di horror. Due generi che, del resto, Ruju maneggia con grande disinvoltura, visto che nel suo imponente curriculum bonelliano figurano, tra gli altri, un gioiellino hard boiled come Cassidy e numerosissimi episodi di Dylan Dog.

Indissolubilmente legata all’Indagatore dell’incubo è anche la carriera artistica di Freghieri, che in questa mini compie un lavoro lusinghiero soprattutto nelle tavole ambientate nella città “infernale”, caratterizzate da un sapiente gioco di chiaroscuri che, se a un primo sguardo potrebbe facilmente richiamare Sin City, in realtà rappresenta un ritorno alle origini per il disegnatore piacentino, che utilizzava questo stile grafico già negli anni Settanta (ben prima, cioè, che l’opera di Miller vedesse la luce). E a proposito di fumetto americano, doverosa citazione per le belle copertine di Davide Furnò, artista ben noto anche negli States per il suo lavoro su serie Vertigo come Scalped.

Con la fine di Hellnoir termina, dopo neppure un anno e con appena tre titoli all’attivo, anche l’esperimento delle miniserie Bonelli, lanciate per sostituire gli storici Romanzi a fumetti. Il responso delle edicole non è stato quello sperato, e così in via Buonarroti si è giunti a un verdetto fin troppo frequente in questi tempi di crisi: signori, si chiude. Peccato.

(Marco De Rosa)