Nuovo esordio tra i Magazine di casa Bonelli: dopo Dylan Dog e l’Avventura firmata Micheluzzi, ecco Nathan Never, con un balenottero di 176 pagine interamente a colori (Nathan Never Magazine 1, luglio 2015, 176 pp, Sergio Bonelli Editore, € 6,30).

Questo albo d’esordio contiene, così come il vecchio Almanacco di cui ha preso il posto, il consueto corposo apparato redazionale; aumenta il numero delle storie – ben 4 –, con il passaggio dal b/n al colore (parlavamo giusto pochi giorni fa dell’esplosione della quadricromia in casa Bonelli).

Nathan-Never-MagazineLe quattro storie sono perfettamente fruibili anche per chi non mastica fantascienza o non segue a tempo pieno il mondo di Nathan. Tra di esse, la migliore è senza dubbio la prima, Lone Star – firmata Giovanni Gualdoni / Giancarlo Olivares – in cui ci viene raccontata un’altra tappa del passato del nostro eroe, quando i suoi capelli erano ancora tutti neri ed era ben lontano dall’essere l’agente Alfa che oggi conosciamo.

Seguono poi tre racconti brevi scritti da Michele Medda e Bepi Vigna (proprio coloro che, insieme ad Antonio Serra, diedero vita al personaggio), già pubblicati nei primi anni ’90 come “fuori collana”. Si inizia con La danza delle luci blu (Medda/Mari), dedicata al mondo del cyberpunk, e degli usi distorti che si possono fare della realtà virtuale (pubblicata originariamente nel 1994 su un volume Mondadori dedicato a Nathan).
A seguire La sfida (già pubblicata in Nathan Never – Fantasmi a Venezia del 1996 e firmata Vigna/Bonazzi), divertente racconto incentrato sulla sovraesposizione mediatica della vita delle persone e su come il business possa arrivare a manipolare anche il più realistico degli show.
Infine Colonie (a firma ancora Medda/Mari), racconto chiaramente ispirato al film cult Tremors e pubblicato originariamente su Ken Parker Magazine 25.

Volume decisamente interessante, questo Magazine, anche se forse il nathanneveriano doc potrebbe storcere un po’ il naso di fronte a un prezzo di copertina un pochino alto per leggere un solo racconto inedito su quattro. Pollice in su anche per la copertina (firmata da Giancarlo Olivares) e per le nuove rubriche redazionali.

(Roberto Orzetti)