La cultura orientale è protagonista a Torino Comics 2015 dal 17 al 19 aprile prossimi presso Lingotto Fiere con la mostra L’Origine dei manga, realizzata in collaborazione con la libreria Setsu-bun di Enzo Bartolone (Via Cernaia 40, Torino).

Il termine manga, immagini ironiche/caricaturali, diventato d’uso comune nel XX secolo, fu utilizzato dal disegnatore Rakuten Kitazawa per indicare un certo tipo di schizzi. Quel termine era stato utilizzato precedentemente in pubblicazioni del 1798 (Shiji no yukikaj di Santo KiodenManga Hyakujo di Aikawa Minwa). Nel 1812 Hokusai (1760-1849) fa pubblicare edehon (o manuale di illustrazione per artisti e artigiani) intitolato Ryakuga haya-oshie (Corso accelerato di disegno semplificato) e contemporaneamente diede inizio al primo dei quindici volumi della sua ricerca chiamata Hokusai Manga (schizzi sparsi), un’opera pubblicata in decine di migliaia di copie.

Questa ricerca contiene due elementi fondamentali. Il primo, tecnico, basato sulla costruzione dei disegni con compasso e righello, ottenuti sovrapponendo cerchi per dare il volume e disponendo cerchi in fila per ottenere piattezza policentrica pur mantenendo la caratteristica della bi-dimensionalità della pittura giapponese, che intanto aveva adottato l’uso della prospettiva e dell’ombreggiatura occidentale. Dalla sintesi delle due Hokusai ottenne una terza composizione ibrida che sfrutta il senso del volume creato dall’accavallamento dei cerchi piani e con la fluida velocità delle pennellate controllata nello spessore del tratto.

Il secondo elemento della ricerca è incentrato sul fissare i dettagli di tutte le cose esistenti in natura, uccelli, insetti, pesci, fiori, piante, e di saper cogliere “l’anima delle cose”, con l’attenzione focalizzata principalmente alle tipologie delle persone, rappresentate in movimenti consecutivi; nei momenti di fuggevole e perenne molteplicità delle sue espressioni e dei suoi infiniti movimenti, fissando così la vita quotidiana, della sua epoca, con la rappresentazione di oggetti e di figure da svariati punti di osservazione. Disegni che si cimentavano anche con l’infinito mondo delle figure immaginifiche degli yokai, degli yurei, dei bakemono, di cui sono ricche le tradizioni popolari giapponesi e le opere letterarie come il grottesco Kappa, o gli spiriti degli avari e degli egocentrici – i gaki – degli animali mutaforma – i tanuki – tutte magistralmente raffigurate per mantenere il misterioso, il terrifico, il crepuscolare nonché, talvolta, messaggio pedagogico. I manga erano stampati con il processo della xilografia (matrice di legno) in tre tonalità di nero china su una sola facciata del foglio; quando le matrici si consumavano, per via dei vari strofinamenti e pressioni, erano rafforzati nel loro sfondo con l’utilizzo del colore celeste o rosa.
I manga erano commercializzati sotto forma di libro rilegato alla “giapponese”.

(comunicato stampa)

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