locandina_XmenUna pellicola che riesce ad essere sequel contemporaneamente di due film precedenti – per di più complessi come ogni saga mutante che si rispetti –, riannodando i fili di molteplici sottotrame e fornendo nel contempo una storia avvincente e coinvolgente per il pubblico: signori, questo è X-Men: Giorni di un futuro passato.
Per essere certi di un tale risultato, la produzione ha pensato bene di mettere in campo il meglio su piazza: il regista che più di chiunque altro ha saputo rendere al meglio la versione cinematografica del mondo X – Bryan Singer – e una delle storie mutanti migliori di tutti i tempi, quel Giorni di un futuro passato che big-Claremont scrisse nel 1981.
Il film si ricollega idealmente sia a X-Men: Conflitto finale (Brett Ratner 2006) che X-Men: L’inizio (Matthew Vaughn 2011) – film che hanno suscitato reazioni molto diverse: criticatissimo il primo, molto apprezzato il secondo –, recuperandone anche buona parte dei cast.
In un futuro ipotetico, ma abbastanza prossimo (tra una decina d’anni o giù di lì), i mutanti sono messi decisamente male: i pochi sopravvissuti si arrabattano come possono per difendersi dalle Sentinelle, robot anti-mutante giunti a un livello di evoluzione altissimo e in grado di adattarsi al potere della vittima di turno. Una sorta di contrappasso dantesco di robottoni mutaforma, per molti versi in debito con Matrix. L’unico modo che gli X-Men hanno di salvarsi è sfruttare il potere di Kitty Pryde, fanciulla che rimanda indietro nel tempo, a tre-quattro giorni prima, la coscienza del crono-mutante Alfiere, che può così avvisare del pericolo i suoi compagni e permettergli di spostarsi altrove, onde evitare lo scontro con le macchine assassine. Da qui l’idea geniale: perché non andare allora di molto indietro nel tempo per impedire la creazione stessa delle Sentinelle e modificare la storia seguente fino a oggi? Sono i grossi calibri, Xavier e Magneto, ad architettare il piano, mentre il prescelto per questo viaggio estremo non può essere che Wolverine, l’unico con un potere tale da permettere al suo cervello di rigenerarsi dalla “frittura” che un simile salto temporale comporta (nonché l’unico del cast in grado di attirare in sala folle ocaniche adeguate alle attese, va da sè).
xmen_magnetoParte da qui la trama su doppio binario del film: Wolverine si risveglia nel 1973, in piena crisi post-Vietnam (e giusto poco dopo la conclusione di X-Men: L’inizio), per incontrare Magneto e Xavier giovani: purtroppo però, il buon professore è in disarmo e depresso, i suoi mutanti sono morti in Vietnam e lui vive da autorecluso insieme allo scienziato nerd Hank McCoy (la Bestia); Magneto invece è addirittura intrappolato nel Pentagono, accusato dell’omicidio di Kennedy (naaaaaaaah!!!). La missione è chiara: fermare la mutaforma Mystica prima che tenti di uccidere Bolivar Trask, inventore delle Sentinelle, che proprio dal suo dna trarrà il segreto per costruire le macchine assassine. Nel futuro, intanto, le stesse macchine friggono uno dopo l’altro gli X-Men superstiti, impegnati nella disperata difesa del corpo di Logan, disteso in stato catatonico su un tavolo di pietra: se restasse ucciso, anche il suo io del passato ne farebbe le spese…

xmenIl tema dei viaggi nel tempo e delle distorsioni temporali che questi provocano è oggi un must per il mondo X (basti pensare all’attuale saga dei Nuovissimi X-Men e alla recentissima Battaglia dell’Atomo), ma era una primizia all’epoca della storia di Claremont. Dei film cui Giorni di un futuro passato fa riferimento rimane qualche “buco” che sarebbe stato da chiarire:  Xavier era morto, ad esempio, mentre in questo futuro è vivo e vegeto; Magneto aveva perso i poteri e qui lo ritroviamo quanto mai battagliero. Riguardo l’originale graphic novel di Claremont, il film rispetta il concetto di base, ma sono molte le libertà che si prende sui protagonisti: nel film, ad esempio, è Kitty Pryde a creare i presupposti del viaggio, mentre nel fumetto è lei stessa la protagonista del medesimo, provocato invece da Rachel Summers. E se il film passa dal futuro (prossimo) ad un passato relativamente remoto, il fumetto passava dal futuro (un futuro che Claremont fissava… nel 2013!) al presente (inteso come presente del lettore dell’epoca, il 1981).
Ma sono comunque dettagli perdonabili, comunque  giustificati dalle esigenze narrative di un film molto ben confezionato. Una sequenza su tutte: l’evasione di Magneto con la collaborazione di Pietro Maximoff, futuro Quicksilver. Da cineteca.
Un’ultima chicca: il solito sketch di fine film, quello dopo i titoli di coda, è ambientato nell’antico Egitto, mentre la folla acclama un certo En Sabah Nur. E qui il cuore di ogni X-fan fa un balzo…

(Domenico Marinelli • 01/06/2014)

Un film di Bryan Singer. Con Hugh Jackman (Wolverine), James McAvoy (Professor X giovane), Michael Fassbender (Magneto giovane), Jennifer Lawrence (Mystica), Halle Berry (Tempesta), Nicholas Hoult (Hank McCoy), Ellen Page (Kitty Pryde), Peter Dinklage (Bolivar Trask), Shawn Ashmore (Uomo Ghiaccio), Omar Sy (Alfiere), Evan Peters (Pietro Maximoff), Daniel Cudmore (Colosso), Fan Bingbing (Blink), Adan Canto (Sunspot), BooBoo Stewart (Warpath), Ian McKellen (Magneto anziano), Patrick Stewart (Professor X anziano) Titolo originale X-Men: Days of Future Past – AzioneDurata 130 min. – USA 2014. – 20th Century Fox – TRAILER

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