sbam_UISTPeriferia di Milano, una prima mattina di marzo del 1959, quando mancano solo due giorni alla primavera. Riverso nell’erba, il cadavere di uno sconosciuto. Non ha documenti, nessuno conosce il suo nome, ma l’aspetto dimesso non lascia dubbi: era un povero barbone. Ah già, sì, è quello sempre con le scarpe da tennis ai piedi. Tutti lo vedevano gironzolare nella zona. Ma nessuno sa chi fosse davvero. La polizia interviene sul posto, avvisata da uno dei soliti informatori, un bel tipo elegante che chiamano dutùr. Arriva anche la scientifica, controlla il luogo. Ma alla fin fine, sono tutti poco interessati al caso. Meglio fare due pronostici sul campionato, domenica prossima c’è il derby. Tanto, in fondo, era un barbone.
Solo il maresciallo Vincenzo Mantuano non è d’accordo. Che diamine, almeno a un nome sulla tomba questo povero diavolo avrà pur diritto.
È testardo, Mantuano, incurante dei sorrisini dei colleghi per i quali il caso è già risolto e archiviato. Non esita a indagare anche per conto suo, infilandosi in ambienti sordidi, i covi della mala, la palestra, il Teatro alle Maschere con la spogliarellista del Crazy Horse, i bordelli. Riscostruisce le ultime ore del barbùn, chi lo conosceva, perché si era ridotto a fare il senzatetto, come viveva. Fino alla domanda fondamentale: chi l’ha ucciso? E perché? Trova un solo aiuto, Mantuano: la giornalista di Grand Hotel, Lina Di Dante

Davide Barzi, sceneggiatore bonelliano e di tante altre cose (per esempio questo e questo), propone questo suo bellissimo omaggio al grande Enzo Jannacci, con un testo liberamente e dichiaratamente ispirato a una delle canzoni più celebri del cantautore, El portava i scarp del tennis (1964): la storia di un uomo dagli occhi buoni, innamorato e solitario, che viene ritrovato morto, con le sue scarpe da tennis ai piedi, sullo stradone che porta all’Idroscalo: «L’han trovaa sòtta a on mucc de carton, / gh’han guardaa el pareva nissun / gh’han toccaa, el’ pareva ch’el dormiva: / “Lassà stà, che l’è ròba de barbon”».

Un volume che merita più di una lettura. La prima, ovviamente, “per vedere come va a finire”, scoprire insieme al maresciallo Mantuano chi è l’assassino del poveraccio, in un classico giallo-noir ben costruito. La successiva (o anche, le successive) per osservarne i dettagli, i numerosi omaggi alla Milano che fu, gli scorci delle vie meneghine oggi completamente trasformate, le battute in dialetto. Ma anche e soprattutto i tanti personaggi di contorno, poveracci che sbarcano il lunario in tutti i modi, gli ultimi, proprio quelli che tanto a cuore stavano a Jannacci. E c’è anche lui, Jannacci stesso: “vive” da protagonista tutto il fumetto, è lui – o almeno… un suo sosia – il dutùr che ritrova il cadavere. Mentre Mantuano è disegnato sulle fattezze dell’attore Enzo Limardi.
sbam-davide-barziNon solo: le pagine a fumetti sono intervallate da documenti riprodotti nello stile dell’epoca, copertine di Grand Hotel, raccolte di figurine, locandine con i prezzari dei postriboli, annunci pubblicitari, pagine di fotoromanzi (realizzate con la regia di Dario Barezzi). Anche chi non ha vissuto quegli anni si ritrova catapultato nell’atmosfera dell’epoca, tutta Cynar e sigarette nei cinema, con il boom economico all’orizzonte, vent’anni prima della Milano da bere.

Per i disegni, una squadra di tutto rispetto: oltre a Marco “Will” Villa (con la collaborazione di Riccardo Nunziati) e Sergio Gerasi – autori rispettivamente della trama portante e delle parti in flashback – tra le pagine si trovano anche brevi interventi dei disegnatori di Pseudostudio, dando così origine a una piccola antologia di generi e stili diversi della Nona Arte.

Il volume è edito da Renoir Comics, 160 pagine in b/n per € 14,90 ben spesi. C’è anche una versione cartonata in tiratura limitata (€ 19,90), i cui proventi contribuiranno alla rivista della Caritas Ambrosiana Scarp de’ tenis (appunto), realizzata e venduta in strada da persone senza fissa dimora.

(Antonio Marangi • 10/04/2014)

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