sbam_age_ultron_6Dunque, dove eravamo rimasti? Ah, già: Ultron, l’androide genocida creato da Hank Pym alias Ant-Man (alias Giant-Man, alias Golia, alias Calabrone…), ha infine coronato il sogno della sua vita artificiale, vale a dire cancellare dalla faccia della terra la razza umana e buona parte della comunità supereroica. Wolverine e la Donna Invisibile, due tra i pochi eroi sopravvissuti, hanno quindi deciso di viaggiare indietro nel tempo per risolvere il problema alla radice, eliminando Pym prima questi possa inventare il malefico robottone. Tutto a posto? Mica tanto: la prematura scomparsa di uno dei membri fondatori dei Vendicatori ha infatti alterato in maniera devastante la realtà. E così, approdati nuovamente nel presente, Logan e Sue si trovano di fronte a un mondo addirittura peggiore di quello flagellato dall’«era di Ultron».
Si impone quindi un nuovo tentativo: il mutante artigliato torna indietro in tutta fretta, giusto in tempo per impedire all’altro se stesso di sventrare il malcapitato Pym e proporre a quest’ultimo un altro piano. In pratica, l’eroe-scienziato dovrà sì creare Ultron, avendo però l’accortezza di inserire nella sua programmazione un virus a rilascio temporale, destinato a rimanere dormiente fino al momento opportuno. E, ovviamente, dimenticarsi di averlo fatto, proseguendo con la sua vita come se nulla fosse accaduto. Semplice, no?

Questo riassunto fin troppo prolisso (per il quale mi scuso con chi ha fin qui diligentemente seguito la saga) ci porta al sesto e ultimo numero di Age of Ultron (Marvel Miniserie n. 144, Panini Comics, febbraio 2014, € 3,30), con il quale il solito Brian Michael Bendis tira le fila del più recente mega-crossover messo in campo dalla Casa delle Idee. La storia si apre alcuni mesi prima dell’«era di Ultron», allorché Hank Pym riceve dal se stesso del passato un messaggio inatteso: Ultron sta per tornare e sferrare l’assalto decisivo all’umanità, ma il modo per fermarlo esiste. Ha ovviamente a che fare con il virus di cui sopra e parte con l’irruzione dei Vendicatori nella sede del consesso criminale conosciuto come l’Intellighezia, dove Modok, Wizard e un paio di altri brutti ceffi stanno cercando di attivare quello che credono essere un dispositivo alieno… La necessità di non spoilerare troppo ci impedisce di svelare ulteriori dettagli della trama: basti dire che la fine della vicenda lascerà comunque aperti un bel po’ di problemi, compreso il rischio di collasso dell’intero continuum spazio-temporale, con conseguenze imprevedibili (ma molto probabilmente nefaste) sull’intero multiverso. Conseguenze che vedremo concretizzarsi fin da subito su diverse testate e che comprenderanno tra le altre cose l’arrivo nel cosmo Marvel di un personaggio di un’altra casa editrice (l’Image/TMP di Todd McFarlane), mentre l’universo Ultimate dovrà fare i conti con l’insaziabile fame di Galactus, il divoratore di mondi. In chiusura dell’albo, troviamo poi un epilogo incentrato sul passato, il presente e il futuro di Hank Pym, che in pratica funge da apripista per la nuova serie Avengers A.I., in rampa di lancio sul mensile Avengers a partire dal n. 8, già disponibile in edicola e fumetteria.

sbam_Age-Ultron-6bDopo sei mesi di immersione nella corrusca Era di Ultron, è dunque giunto il momento di tirare le somme. Che cosa ci lascia questa ennesima saga orchestrata da Bendis? A prescindere dalla ricadute che le vicende qui narrate potranno avere sulle varie serie e sulla vita dei singoli eroi, la sensazione prevalente è quella di un’occasione perduta. O, meglio ancora, del tanto rumore per nulla (o quasi). Rispetto all’agghiacciante grandiosità delle premesse, infatti, l’epilogo appare quanto mai affrettato, giusto poche pagine per venire a capo della più definitiva devastazione mai patita dal Marvel Universe. E lo stesso ricorso a realtà parallele e distopiche (che Bendis ha dimostrato di saper maneggiare a dovere in altre occasioni, a cominciare da House of M) risulta qui un espediente scarsamente efficace, che invece di rendere più intrigante la narrazione finisce per appesantirla oltremisura, minandone in definitiva la credibilità.

Certo, il fatto che Age of Ultron sia scritto da un unico sceneggiatore e non a più mani, come per esempio AvX, giova all’omogeneità complessiva della trama, all’interno della quale l’azione è ben dosata e i cambi di scena dimostrano tutto sommato un buon tempismo.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico della saga, i due disegnatori principali Bryan Hitch e Brandon Peterson fanno onestamente il loro lavoro, anche se dal primo – artista assai dotato con all’attivo opere di notevole spessore quali Ultimates – era forse lecito aspettarsi qualcosa di meglio. Piacevole, ma nulla più, il megamix di matite convocato per il gran finale, in cui ogni scena è affidata a un nome diverso: da Carlos Pacheco ad Alex Maalev fino a Joe Quesada, attuale chief creative officier della Marvel che per l’occasione ha lasciato la scrivania da dirigente ed è tornato a sedersi al tavolo da disegno.

A conti fatti, insomma, nel giudizio di chi scrive Age of Ultron va in archivio portandosi dietro più ombre che luci. Cosa che, ultimamente, capita un po’ troppo spesso ai grandi eventi di casa Marvel. È con una certa apprensione, quindi, che ci prepariamo a tuffarci in Infinity, la nuova saga cosmica dei Vendicatori, e soprattutto in La Battaglia dell’Atomo, il crossover che a partire da marzo coinvolgerà tutte le testate degli X-Men. Speriamo bene…

(Marco De Rosa • 18/02/2014)

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