sbam_vincenzo-jannuzziVincenzo Jannuzzi, in arte Jan o anche Janù, nasce a Spezzano Albanese (CS) il 4 gennaio 1946. Dopo avere vissuto parte dell’infanzia e della giovinezza a Ovada, in Piemonte, e a Roma, approda infine a Milano negli anni della contestazione giovanile. Con un segno efficace e uno spirito indipendente che sfugge agli schemi tradizionali, utilizza il medium fumetto in modo libero ed estroso, rivelandosi come uno dei più interessanti autori underground italiani. Il suo primo personaggio, che gli attira l’attenzione dei lettori e l’apprezzamento degli esperti, è Ancillotto, un emigrante interno italiano alle prese con le situazioni e le contraddizioni di quegli anni, pesentato come striscia umoristica senza perdere l’occasione per esprimere umanità, rabbia, sconforto, passione”. Così il sito della Fondazione Franco Fossati presenta Vincenzo Jannuzzi, per poi precisare che il suo lavoro ha attraversato gli ultimi quattro decenni della Nona Arte spaziando tra moltissimi generi. Il suo cavallo di battaglia è però sicuramente l’erotismo (“forte e sanguigno, spudorato e divertente”, spiega ancora il sito FFF), con la riduzione a fumetti di opere letterarie quali Le 11.000 verghe di Guillaume Apollinaire.
La Sbam-redazione ha avuto il piacere di incontrare Jannuzzi per farsi raccontare da lui stesso la sua storia e, soprattutto, il suo parere sul fumetto di oggi. Quello che segue è un estratto dell’intervista che potete leggere integralmente su Sbam! Comics, la nostra rivista digitale gratuita, scaricando da QUI il nr. 12.

Ci racconti un po’ la tua carriera
Oddio, è tantissima roba, ho 68 anni! E ho anche cominciato subito: ho avuto la fortuna di avere una mamma che rideva divertita quando scarabocchiavo i muri di casa… Poi ho avuto le prime gratificazioni con i primi lavori a scuola e vincendo un piccolo concorso scolastico. Disegnavo ovunque, anche se all’inizio non disegnavo mani e piedi, troppo difficili. Poi, pian piano ho perfezionato i dettagli, cercando sempre di migliorare. Ho anche cominciato a dipingere, in una sorta di attività parallela. Ma il fumetto mi dava più possibilità, sfrutta la dimensione del tempo, è più moderno e più aperto. E ho lavorato davvero tanto, molto più di quello che è stato poi pubblicato, ho tante cose nel cassetto.

Prediligi le storie autoconclusive, adatte ai volumi.
Sì, anche se oggi purtroppo l’editoria italiana offre poco spazio.

jannuzzi_apollinaireCome vedi i mercati esteri rispetto a quello italiano?
Ci sono certamente differenze tra paese e paese. Cambiano le situazioni economiche, quelle culturali. L’Italia è un grande Paese, ha un’editoria molto sviluppata riguardo le grandi serie da edicola, mentre invece è molto ristretta per il fumetto d’autore. Attenzione, con “fumetto d’autore” non voglio dire che quello seriale non sia altrettanto valido, voglio solo identificare l’opera realizzata dal singolo autore secondo le sue sensibilità, non legata alle regole della serie. Ci sono autori sudamericani dall’incredibile poesia e di grande spessore, anche se magari non tecnicamente perfetti.

Le tue opere più importanti sono tratte da grandi opere della letteratura.
Sì, e col fumetto si possono fare cose bellissime. Una parte del testo è sostituita dal disegno, quando raffiguri un personaggio che parla non c’è bisogno di precisare “lui disse”. Ecco la bellezza di questo mezzo!

Delle opere rimaste nel cassetto, quale vorresti vedere fuori?
Tutte. Non ce n’è una particolare, una dominante sulle altre. Tutte quelle rimaste nel cassetto mi piacerebbe vedessero la luce. Alcuni lavori sono basati sul porno d’autore, genere che ho frequentato parecchio: magari ho provato ad aggiungere elementi sociologici al tema, ma non sono stati apprezzati.

(Antonio Marangi • 04/01/2014)

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