Povero vecchio Logan. È lì sulle montagne dello Yukon, solitario e ramingo, tra la neve e il freddo della foresta, perseguitato da incubi ricorrenti che hanno sempre Jean come protagonista, la sua eterna fiamma mai corrisposta, che ha dovuto uccidere alla fine del terzo film della trilogia degli X-Men. Non sarò mai più Wolverine, non voglio più fare il cacciatore, sto qui da solo, cicca cicca, pensa il sempre più irsuto eroe. Ma poi arriva la bella giapponesina Yukio, mutante in grado di prevedere la morte altrui e dalle notevoli capacità nelle arti marziali: Yashida sta morendo e ti vuole dire addio, corri al suo capezzale! Chi è costui? Un vecchio compagno di sventura di Logan, un soldato giapponese che si trovava a Nagasaki proprio quando scoppiava la bomba atomica, salvato per un pelo dal mutante canadese. OK.
Ed ecco il Nostro in Giappone, al capezzale dell’antico amico, divenuto un ricchissimo e potentissimo magnate dell’industria giapponese. Peccato che, più che dirgli addio, intenda ottenere da Logan il suo fattore rigenerante, onde salvarsi nuovamente la ghirba. E Wolverine si trova così in mezzo a un sacco di guai. Sì, perché, già che c’era, il vecchio Yashida ha deciso di nominare erede universale la graziosissima nipotina Mariko, “saltando” nella linea dinastica suo figlio Shingen, manco fosse Carlo d’Inghilterra, e lui (Shingen, non Carlo) non la prende troppo bene.
Un sacco di killeracci della Yakuza tentano di eliminare Mariko (indovinate un po’ chi può essere il mandante…) e Wolvie si getta coraggiosamente al suo salvataggio. Ma strada facendo, la serpentosa mutante Viper – peculiare medico curante del vecchio Yashida – gli ha tolto il fattore rigenerante, complicandogli parecchio la vita. A dargli una mano, fortunatamente, ci sono sia Yukio che il bell’arciere Harada, ma questo non lo salva da un sacco di botte, talora spettacolari (come nella scena sul tetto del treno, resa celebre dal trailer), talaltra truculente (come quando Logan è ridotto a un puntaspilli dalle frecce di un’orda di ninja), fino al finalone all’adamantio che non riesce in nessun modo a soprendere chicchessia.

Abbiamo visto Wolverine l’Immortale, dicevamo: due ore abbondanti attaccate su una tramina davvero un po’ troppo esile, dove l’idea centrale è (potrebbe essere) quella di mostrare quanto vale l’eroe senza il suo superpotere più importante (il fattore di guarigione), quando è afflitto da dolori e rimorsi, quando si interroga su che senso abbia la sua ipotetica immortalità.
Veramente bravo Hugh Jackman, che per larghi tratti regge la scena da solo, veramente carina Tao Okamoto (Mariko), un po’ meno Svetlana Khodchenkova (Viper) e Rila Fukushima (Yukio), truce quanto basta Haruhiko Yamanouchi (Yashida), mentre la povera Famke Janssen, nel suo ruolo del fantasma di Jean Grey, compare spesso e volentieri lungo il film, ma sempre in posizione orizzontale. Su carta, la saga del grande Claremont rendeva decisamente meglio. Per il resto, dicevamo, abbiamo visto Wolverine l’Immortale… zzzzzz… roooon… zzzzz…

P.S. Dopo i titoli di coda, ecco saltare fuori Xavier e Magneto insieme per contattare Wolverine: una nuova minacciona incombe all’orizzonte…

Un film di James Mangold. Con Hugh Jackman, Haruhiko Yamanouchi, Tao Okamoto, Rila Fukushima, Hiroyuki Sanada, Svetlana Khodchenkova – Titolo originale The WolverineUSA 2013 – 20th Century Fox.

(Matteo Giuli • 11/08/2013)