Taormina-Zaccagnino-Mirulla, Demonik – 50 pagine – Cronaca di Topolinia 2013

Parliamo di uno dei personaggi in assoluto più imitato e parodicizzato della storia del fumetto (e non solo). Ma è proprio l’estrema duttilità del personaggio a prestarsi alla bisogna. Ecco perché abbiamo subito trovato interessante il Diabolik passato sotto la penna di Elena Mirulla, gradita ospite del nr. 8 di Sbam! (vedi) e che qui ritroviamo intenta ad “arrotondare” Eva Kant. Ci facciamo presentare l’opera da Daniela Zaccagnino – autrice della sceneggiatura insieme a Luca Taormina – e dalla stessa Elena.

Daniela Zaccagnino, autrice e sceneggiatrice: ci fai un tuo breve profilo di presentazione: origini della tua passione/lavoro, carriera, lavori importanti…
Scrivere per me è sempre stata una necessità, un “non poterne fare a meno”, prima ancora che una passione, ma pensare di farlo sotto forma di fumetto è stata una pura casualità. Non ero nemmeno una grande lettrice di fumetti, ma ero affascinata dal meccanismo segreto che vi si celava: raccontare una storia attraverso le immagini, dosando bene tra quanto si vuole far vedere e quanto si vuole dire.
Poi è arrivata l’opportunità di presentare un progetto per Cronaca di Topolinia, e così è nato il mio primo fumetto, Eternopolis. Da quel momento, sono arrivati anche altri fumetti, alcuni già in cantiere ma senza sceneggiatore (Vampire’s Tears), altri sostituendo gli autori precedenti (Gabbia Dorata) e altri ancora proposti nuovi da me (David l’Errante) ma sempre e comunque per la stessa casa editrice.

Come è nata l’idea di Demonik?
Di preciso non saprei, deve essere stato durante una cena a casa Taormina, tra Taormina padre (Salvatore) e Taormina figlio (Luca). L’ingrediente segreto della cena però doveva per forza essere Elena Mirulla, ottima disegnatrice e colorista oltre che bravissima sceneggiatrice dissacrante che mi ha chiesto supporto nei testi e nei soggetti, lì dove lei non poteva arrivare, per problemi di tempo ed energie, più che altro. Elena ha anche dei progetti suoi (Crazy Tribe, Sexy Tales) che porta avanti con entusiasmo e che io leggo con grande piacere e divertimento.

Come è stato per te lavorare su un personaggio storico come il Re del terrore?
All’inizio denso di nubi e dubbi. Misurarsi con un’icona del fumetto del genere credo farebbe un po’ paura a tutti gli sceneggiatori italiani. Poi però ho accettato la sfida e ho lavorato sulla bozza dei soggetto che Luca Taormina mi ha proposto. Con qualche aggiustamento e qualche elemento in più l’abbiamo proposto a Mario Gomboli (direttore di Astorina e autore storico di Diabolik, Ndr) che alla fine ha approvato il progetto.

Chi è per te Diabolik (quello “vero”)?
Diabolik per me è quello degli anni ’70, quello delle sorelle Giussani. Diabolico, spietato, figlio di quel tempo e di quelle inquietudini. Quelle sceneggiature erano straordinariamente immediate, con pochi ma essenziali elementi narrativi che ancora oggi alla rilettura non stancano. Oggi però sarebbe impossibile scrivere a quel modo, sono cambiati i tempi, i lettori e… gli effetti speciali ed é giusto che sia così.

Quale era (se c’era) secondo te il limite della parodia per non snaturare il personaggio?
Questo è un punto cruciale. Non so bene fin dove ci siamo spinte (io ed Elena) ma tutto sommato non abbiamo ricevuto critiche in merito. Il nostro Demonik piace così, un po’ ingrassato, un po’ tondo, un po’ vittima della gelosia di Eve, ma comunque un antieroe, sempre inseguito da Binko, che trascura per questo la sua fidanzata Antea. Ad ogni modo c’è certamente un limite per non snaturare i personaggi, in tutte le parodie: in questo caso, Demonik doveva rimanere un ladro, meno famoso, meno temibile, ma sempre innamorato della sua compagna.

Come è stato lavorare (o anche solo incontrare) Mario Gomboli?
Il rapporto con lui è stato curato dall’editore, io ho raccolto quindi solo indirettamente tutte le sue indicazioni. Ma con l’approvazione del soggetto definitivo ho avuto un moto di orgoglio mai provato prima! Ho chiamato subito mio padre (da giovane leggeva Diabolik) che non credo abbia capito cosa mi fosse successo, però mi ha ascoltato fino alla fine e poi mi ha detto: “Ma tu non sai mica disegnare! Come farai?”!

E per te, Elena, cosa è stato lavorare su un personaggio storico come il Re del Terrore?
Divertente, perchè abbiamo giocato molto sul ruolo di Eva e Altea e sul suo rapporto con Ginko, anche se il nostro Diabolik (Demonik) è molto più guascone dell’originale! Ed ha anche un bel sorriso (cosa che non credo mostri spesso Diabolik)!

Da cosa sei partita per la caratterizzazione grafica?
Ovviamente dal Diabolik “vero”, un personaggio fondamentale del fumetto italiano, che ho poi rielaborato nel mio stile “puccioso”, che è un mix di tante influenze sia europee, che cartoonesche, che manga…

Chiediamo anche a te quale era (se c’era) il limite della parodia per non snaturare il personaggio?
Il limite è solo l’offesa… Noi volevamo creare un omaggio, non una “presa in giro”, e speriamo di esserci riusciti! L’intento era quello!