Affamati di fumetti. Al punto da elevare questa fame al rango di… ragione sociale della loro associazione culturale. Fame Comics (letto così come si scrive, non confondetevi!), infatti, esiste da ben quindici anni, con il dichiarato scopo di soddisfare la gran voglia di fare fumetto dei suoi iscritti, realizzando una bellissima esperienza di autoproduzione .
«Sì, la passione è fondamentale perché con l’autoproduzione non si guadagna» ci ha spiegato Melinda Bertolo durante il nostro incontro. «Ogni tanto qualche volume funziona abbastanza bene da permetterci di coprire quelli che magari hanno meno fortuna, e anche le spese per partecipare alle fiere di settore».
«In cambio però» ha aggiunto Roberto Romani, «riusciamo a portare avanti la nostra passione, a produrre i nostri fumetti, a vederli in mano alla gente. E quando qualche lettore ti dice che il tuo lavoro gli è piaciuto, è una grande soddisfazione!».

L’iniziativa è nata nel 1997, da un gruppo di ragazzi che avevano partecipato al corso di fumetto di Davide Toffolo a San Vito al Tagliamento (PN).  Nacque così faMe! rivista-contenitore in cui ciascuno degli iscritti metteva i propri lavori. In breve tempo la fanzine diventò una vera e propria rivista, durata fino al 2005, quando il gruppo – nel frattempo cresciuto e organizzatosi nell’Associazione Culturale Fame Comics – passò alla produzione di volumi monografici.
Della stessa Belinda, ad esempio, è Eva Chan: serie di cinque numeri con quella che è a tutti gli effetti la prima parodia dedicata espressamente a Eva Kant (non a Diabolik). È ovviamente regolarmente autorizzata da Astorina che l’ha apprezzata al punto da inserire una tavola di Eva Chan nella mostra 50 anni da complice (vedi), dedicata al mezzo secolo dell’eterna morosa del Re del Terrore. Eva Chan è un’adolescente che cerca la sua strada nel mondo del fumetto e lo fa rubando le identità altrui: ecco che quando si innamora del bel cantante dei Bee Hive, Mirko, ruba l’identità di Licia, in altre occasioni prende invece quella di Creamy, di Hamtaro, di Capitan Harlock, di Lady Oscar.
Roberto Romani ha invece cominciato come autore completo, «ma sono lentissimo a disegnare! Ecco perché mi sono trasformato in sceneggiatore». Tra le sue opere troviamo Salvans – disegni di Miriam Blasich – storia di creature irsute che vivono in Carnia, dal taglio abbastanza umoristico, o le avventure delle streghette Lisa e Dora, che vivono direttamente a San Vito al Tagliamento («Così mi era facile fare le ambientazioni, mi bastava uscire di casa e fare due foto»). Opere che evidenziano la predilezione dell’autore per la sua terra, susictando l’apprezzamento  della Provincia di Pordenone che ha finanziato la versione in friulano del fumetto. E lo stesso è accaduto a 1077, volume che raccoglie tre storie ambientate nell’anno di “nascita” del Friuli.
«Il bello dell’associazione è che ciascuno degli iscritti ha spazio per fare ciò che preferisce e per cui si sente più portato» ha concluso Belinda, «dalla commedia al manga, dalle strip umoristiche al romantico».

(Matteo Giuli)

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