Sembra Diabolik, ma in realtà è un “altro“. Anche quella misteriosa donna bionda con lo chignon sembra Eva Kant,  ma anche lei è “altro“. L’ispettore di polizia ha la cravatta a righe e la pettinatura perfetta, ma è “altro” rispetto a Ginko. I tre si muovono in una città apparentemente normalissima, un po’ cupa, vissuta quasi sempre di notte. Clerville? No, è qualcosa d'”altro“.
Ecco il filo conduttore di questo volume, lanciato in edicola da Astorina nella serie Il grande Diabolik (Io so chi non sono, nr. 1/2013, quadrimestrale, aprile 2013, 180 pagine a colori, € 4,90): un protagonista tutto nuovo, un “altro” Diabolik, chiamato – ma solo in copertina, all’interno nessun personaggio ha un nome – DK.
Il filo conduttore della storia è quello classico: quello di un criminale misterioso e inafferrabile, specializzato in furti audaci quanto spettacolari, mosso molto più dal gusto della sfida che dalla “voglia” o dalla necessità di rubare. È anche un tecnico di prim’ordine, uno scienziato dalle ampie competenze, e – non ultimo – un atleta di grande livello e un combattente senza paura. Forse per distinguerlo dal Diabolik “vero“, ha una piccola cicatrice sul sopracciglio destro, a sovrastare il tradizionale sguardo d’acciaio del Re del Terrore. In questa Clerville “altra“, il criminale è ancora più misterioso: nessuno l’ha mai visto direttamente ed è rimasto in vita, tanto che in molti pensano sia solo una leggenda metropolitana. Lui tiene molto a mantere questa convinzione: per questo è più cinico e spietato di Diabolik (quello “solito”, per capirci) e in questo, anzi, ricorda il primo Diabolik, quello degli esordi degli anni Sessanta. Solo Ginko – pardon, l'”altro” Ginko – è convinto che “lui” esista davvero, quindi si adopera in tutti i modi per fermarlo. Infine c’è Eva, il personaggio che è più “altro” di tutti, ma qui non vi anticipiamo niente.
Gli otto capitoli della lunga storia sono molto ben strutturati: leggendoli, ti afferra la curiosità di cercare i punti di contatto e le differenze tra i due Re del Terrore. E il finale – aperto, come giusto che sia – lascia presagire ampi sviluppi, potenzialmente infiniti.
Lo stile, sia della storia che del disegno, riprende dichiaratamente quello del comic americano, molto più che quello del il classico Diabolik: il rifugio di DK, per fare un esempio, ricorda mooooolto bene la Bat-caverna, la Jaguar (occhio, non la cara vecchia E-Type del ’61, ma la CX 16, prototipo Jaguar della nuovissima F-Type) strizza l’occhio alla Bat-mobile, i cattivi (sì, ci sono altri cattivi oltre al protagonista) riportano alle atmosfere di tanti criminaloni marvelliani iper-organizzati, come l’AIM o l’Hydra.
Con tutto questo, DK resta “lui”, Diabolik in tutto e per tutto, tutina nera, sguardo d’acciaio e pugnale infallibile, e la trama è ricchissima di citazioni e riferimenti alla collana storica.
In effetti, era  questa l’intenzione di Mario Gomboli nel pensare DK: “Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato Diabolik se le sorelle Giussani, creandolo, avessero fatto riferimento ai fumetti americani invece che al feuilleton francese di inizio secolo scorso“, scrive nell’introduzione.
Ai pennelli, l’ormai affezionato Giuseppe Palumbo, impegnato con disegni, china, colore e copertina: il suo tratto non è classicamente diaboliko, ma è ormai ben adattato al prodotto e apprezzato dai fan. La sceneggiatura infine è di Tito Faraci, autore che di Diabolik ha ben poco da scoprire.
A proposito di fans: che ne penseranno di questa iniziativa i “malati” del Re del Terrore, quelli che indossano la maglietta con gli occhiacci e collezionano ogni gadget possibile sul personaggio? Quanto può essere apprezzata da loro questa versione “altra” del loro mito? Mentre viceversa, i non-lettori di Diabolik potranno essere “catturati” da questa versione ringiovanita del classicissimo anti-eroe?
Domande forse inutili cui sarà il tempo – oltre che i dati di vendita – a dare la risposta per questa operazione che ricorda – a partire dai nomi – il passaggio Paperinik-PK. In quel caso, il risultato è stato che ora i lettori hanno DUE personaggi entrati a pieno titolo nella storia della Nona Arte italica. Staremo a vedere.

Questo volume aveva avuto anche una anticipazione nell’ambito di Lucca 2012, il volume a tiratura limitata DK Work in Progress, pensato per celebrare il cinquantenario di Diabolik. “Anche in quella versione, come in questa” spiega la presentazione del volume, “il racconto appariva diviso in otto capitoli ciascuno composto da venti pagine, non a caso coerentemente a quanto avviene per gli albi americani cui fa esplicito riferimento. Ma in quella prima presentazione solo il primo capitolo era ‘finito’ impeccabilmente; la coppia dei successivi era in bianco e nero con una china definitiva; seguivano sessanta tavole a matita e infine venti di sceneggiatura, variamente appuntata. Dell’ultimo capitolo esisteva solo il soggetto, ancora dichiaratamente passibile di variazioni. La scelta di quella anomala presentazione non era casuale: voleva sottolineare quanto la gestazione della ‘operazione DK‘ fosse ancora in atto e passibile di ripensamenti e svolte anche significative.
Significativi ripensamenti e svolte che poi, effettivamente, si sono verificati… chi volesse confrontare quel volume con questa versione potrà facilmente rendersene conto. A condizionare le variazioni sono stati diversi fattori, non ultimi i commenti di lettori e colleghi a quella anteprima. Ora
DK è finalmente una realtà compiuta, definita, pronta a svilupparsi e proseguire per la sua strada. Perché DK vuole essere una vera e propria nuova linea editoriale, capace di vita propria in parallelo a quella ‘storica’ del Re del Terrore. Noi ci crediamo, ma a voi lettori l’ultima parola”.

(Antonio Marangi)

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