La truce sagoma dell’iniezione letale si staglia davanti alla condannata. Dietro di lei, la sua unica speranza, l’unico punto di luce della cupissima immagine: la giovanissima avvocatessa che la difende nel processo per l’omicidio di suo marito. Sullo sfondo, gli attori più o meno protagonisti dello stesso processo.

La copertina di Fabiano Ambu rende al meglio la situazione che si presenta all’apertura dell’albo conclusivo della miniserie Law (Obiezione!, nr. 6, febbraio/marzo 2013, Star Comics, € 2,70): l’arrogante, antipatica, dispotica Gwen Brandise è accusata dell’omicidio di suo marito, nonché socio del suo studio legale, e si trova sotto processo in una situazione difficilissima. Nello scomodo ruolo di testimoni vengono chiamati anche tutti gli avvocati che lavorano nello stesso studio legale, che passano così dall’altra parte del banco del tribunale. E uno di loro, Chris Sanders, abitualmente un vero principe del Foro, ha dichiarato che Gwen è effettivamente autrice dell’assassinio!
Proprio qui si era chiuso l’albo precedente, il nr. 5 (Colpo al cuore). Questo volume conclusivo, quindi, vede la parte finale del processo, con una situazione sempre più disperata per Gwen. Tanto che il dubbio di colpevolezza comincia a serpeggiare anche tra chi si è sempre fidato di lei: la psicologa Michelle Miller, il perito scientifico Nat Naik, il burbero avvocato ex poliziotto Donnie Martini – che contemporaneamente sta  combattendo la sua battaglia contro un cancro ai polmoni – e soprattutto la giovane legale Rachel Roth, avvocato difensore del processo.
Il processo occupa tutto l’albo: è il dibattito in aula a chiarire via via la vicenda, riannodando i fili di tutte le trame e sottotrame dei cinque albi precedenti, fino al colpo di scena finale, di cui ovviamente nulla riveliamo. Possiamo però dire che la miniserie mantiene assolutamente tutto ciò che aveva promesso fin dall’ottimo primo numero che già ci aveva favorevolmente colpito. Nonostante la scena sia quasi sempre statica, il lettore “vive” l’intera storia solo ascoltando i personaggi (se ci passate il paragone più che ardito, come nell’Edipo Re di Sofocle) e guardandone le espressioni dei visi. Da apprezzare sicuramente, dunque, lo sforzo degli autori, sia dal punto di vista della sceneggiatura di Davide Caci e Giorgio Salati, sia da quella del disegno di Salvatore Coppola, Paola Camoriano e Paolo Antiga. Clap clap clap.

(Antonio Marangi)

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