Da un paio di mesi a questa parte, fa bella mostra di sé sugli scaffali di edicole e fumetterie la nuova collana Devil e i Cavalieri Marvel (Panini Comics, 3,50 euro). Una testata a suo modo storica, dato che riporta il Diavolo Rosso creato nel 1964 da Stan Lee e Bill Everett al ruolo di protagonista primario, cosa che in Italia non succedeva più o meno dai tempi dell’Editoriale Corno.
Il lettore che volesse approfittare di questa occasione per riprendere il filo delle avventure dell’avvocato cieco Matt Murdock e del suo alter-ego supereroico, pubblicate fino a qualche mese or sono su Devil & Hulk, rischierebbe però di trovarsi quanto meno disorientato.
Il tono generale della serie, opera del fuoriclasse Mark Waid e dell’ottimo Paolo Rivera, appare infatti fin da subito scanzonato, quasi solare, con un Devil/Matt che, tra una scazzottata con il supercattivo di turno e una sortita nell’aula del tribunale, non lesina battute di spirito e motti sagaci, che sembrano richiamare gli anni spensierati e innocenti degli esordi.
Ma come, si chiederà il lettore di cui sopra: non molto tempo fa avevamo lasciato il nostro sull’orlo della follia, prigioniero di un vortice di violenza apparentemente senza ritorno, e ora ce lo ritroviamo allegro e spiritoso come nelle storie dei Sixties? Che cosa può essere successo per portare a un simile, repentino mutamento di registro?
Le risposte alle domande di cui sopra si trovano in Devil: Rinato (di Andy Diggle e Davide Gianfelice, Marvel World nr. 4, Panini Comics 2012 – 5,30 euro) un albo speciale propedeutico rispetto alla lettura della nuova testata dell’Uomo senza paura, che raccoglie l’epilogo della lunga saga di Shadowland e la mini in quattro parti Daredevil: Reborn, con la quale lo scrittore inglese Andy Diggle si congeda dal personaggio.
Vi si narra il percorso di redenzione e resurrezione intrapreso da Matt, spogliatosi dei panni del supereroe e partito alla ricerca di se stesso dopo aver toccato il punto più basso della sua esistenza. Una scelta in fondo comprensibile, se si pensa a che razza di calvario sono stati gli ultimi 12 anni per il giustiziere di Hell’s Kitchen.
Ricordate? Era il 1998-99 quando, nella seminale saga Diavolo custode, di Kevin Smith e Joe Quesada, tutto attorno a lui aveva cominciato a crollare. Tanto che, alla fine, Devil era stato costretto ad assistere all’agghiacciante omicidio della storica fidanzata Karen Page da parte del supercriminale Bullseye. Da lì in poi, la cose non hanno fatto che peggiorare, in una lunga discesa agli inferi orchestrata prima da Brian Michael Bendis, poi da Ed Brubaker e infine, a partire dal 2009, da Diggle. Solo nell’ultimo periodo, il nostro si era trovato a fare i conti con la pazzia e l’internamento in un istituto psichiatrico della moglie Milla Donovan (colpa delle macchinazioni del cattivissimo Mister Fear), oltre che con l’ennesima malefatta dell’arcinemico Bullseye, che aveva fatto esplodere un palazzo sotto i suoi occhi, provocando la morte di un centinaio di innocenti. Divorato dal senso di colpa, Devil aveva quindi deciso di imprimere una svolta più decisa e violenta alla sua crociata contro il crimine, accettando addirittura di diventare leader dei ninja assassini della Mano, nella speranza di poterli utilizzare per i propri scopi.
E si arriva così al ciclo di Shadowland, nel corso del quale prende definitivamente il sopravvento il lato più oscuro dell’eroe che, dopo essere stato sconfitto dagli altri supereroi di New York, finisce per comprendere gli errori commessi e fugge dalla città, facendo perdere le tracce.
Tracce che ritroviamo, appunto, sulle pagine di Devil: Rinato. Dove incontriamo Matt che, nel corso del suo peregrinare senza meta, approda a una piccola cittadina del New Mexico, apparentemente dimenticata da Dio e dagli uomini. Ma non dai criminali: nella fattispecie, da uno sceriffo corrotto, dai suoi odiosi scagnozzi e, soprattutto, dal sinistro Calavera, un narcotrafficante dai poteri soprannaturali. Il nostro, complice anche l’incontro con un ragazzino cieco come lui (che in seguito si scoprirà essere il figlio dell’ex sceriffo del luogo, ammazzato tempo addietro dai malviventi), non ci mette molto a rendersi conto che sul paese grava una cappa di soprusi e segreti inconfessabili. Ciononostante, non intende tornare a indossare il costume di Devil. Riuscirà a tenere fede al suo proposito.
Pur non destinata di certo a passare alla storia come una delle avventure più memorabili del  supereroe marvelliano, Devil: Rinato riesce in una certa misura a farsi apprezzare per la trama scorrevole e sufficientemente incalzante, oltre che per quel plumbeo clima di frontiera tipico di una certa provincia americana, reso celebre da innumerevoli romanzi, film e fiction tv.
Ma se alla fine la miniserie non convince comunque fino in fondo, soprattutto per la velocità (i più maligni direbbero superficialità…) con cui risolve in un pugno di pagine il dramma interiore di Matt, meritano un plauso pressoché incondizionato i bei disegni del milanese Davide Gianfelice, che mette il suo tratto spartano e spericolato al servizio della sceneggiatura di Diggle. Riuscendo, a conti fatti, a esaltarla oltre i suoi stessi meriti.

(Marco De Rosa)