Zagor Collezione storica a colori – Volume 1: Lo Spirito con la Scure – I fumetti di Repubblica-L’Espresso, febbraio 2012, euro 1,00 + il costo del quotidiano o rivista

L’idea era di scrivere una breve recensione. Ma non ci sono riuscito. Zagor è un amico d’infanzia: da bambino ho costruito la sua scure col cartone miliardi di volte, e con questa ho cambattuto per liberare Darkwood dal cattivone di turno o per aiutare il valoroso Manetola o per dare una lezione all’antipaticissimo Supermike… Quindi oggi, rileggendo l’avventura dell’esordio di questo mito, come volete che faccia a cercare di localizzare il perché e il percome di una vignetta, gli eventuali difetti della trama, il bello e il brutto della sequenza della tale pagina? Eppoi, il primo Zagor è un monumento, e i monumenti non si “valutano”. A proposito di monumenti, le avete viste le firme di questo volume? Guido Nolitta e Gallieno Ferri. All’epoca erano due trentenni, molto lontani da ciò che sarebbero diventati. Ma erano già – e comunque – Guido Nolitta e Gallieno Ferri.
E allora? Allora ho riletto queste avventure solo per il gusto di riviverle, e ho cercato solo di notare certe  statistiche storiche: Regan è il primo nemico, Kanoxen il primo indiano “cattivo”, Cico compare ben prima dello stesso Zagor in questa prima avventura… Di questo però parlano molto meglio di me Luca Raffaelli, Graziano Frediani e Moreno Burattini nell’introduzione al volume. E quindi?
Quindi mi sono divertito a vedere che Cico all’inizio indossa quell’atroce sombrero sui baffi a manubrio che fanno molto “messicano” da film anni Cinquanta, ma perde l’uno e accorcia gli altri lungo la storia. Sempre Cico, inizialmente esclama sempre Caramba, mentre il mitico, personalissimo Caramba y carambita arriva solo a pagina 56 (numerazione di pagina di questo volume). Qualcosa di simile capita all’urlo di Zagor, che compare per la prima volta a pagina 29 ma come Aayk-aaahhh-aaaaykhhh: diventa il familiare Aaahyaaaaaakk a pagina 32. Anche la sua esclamazione-tipo Per mille scalpi risuona per la prima volta a pagina 27, ma non è ancora uno standard: Zagor esclama anche cose tipo Per mille bisonti (pagina 24) e perfino Per mille diavolacci (pagina 77), anche se non manca il più familiare Per mille tamburi (pagina 172). Pronuncia anche il mitico Per tutti i tamburi di Darkwood a pagina 178, anche se a quel punto della storia Darkwood è ancora un concetto non ben definito (ma è evidente che la foresta degli agguati del titolo non può essere che Darkwood!). L’aquila simbolo sul costume dello Spirito con Scure è meno stilizzata e più realistica nelle prime vignette, ma si evolve rapidamente fino al simbolo attuale già nel corso della prima avventura. Originali anche i polsini di pelle che compaiono e scompaiono dagli avambracci del nostro eroe, fino a venire dimenticati del tutto.
La caratterizzazione dei personaggi è invece già ben definita da questa prima storia: Cico è già un pasticcione un po’ vigliacco per quanto spaccone, ma è sempre pronto a intervenire con insospettabile coraggio e determinazione al momento giusto; Zagor chiarisce fin da subito il suo ruolo di eroe senza macchia e senza paura, avvolto in quell’aura di mistero che lo rendono un semidio agli occhi degli indiani. È vero però che è più sanguinario nelle  battaglie (vedi la sparatoria sui Delaware a pagina 144) e più rude nel comportamento rispetto a come lo conosciamo oggi (per esempio definisce a più riprese gli indiani “musi rossi”, impensabile nello Zagor successivo!).
Nella seconda storia del volume, “Il totem scomparso”, il tono è più scanzonato, la storia è pensata evidentemente per un pubblico più giovane e la parte comica è più evidente: spesso i pugni fanno “bonk!”, l’avversario svenuto ha le stelline davanti agli occhi, quando Cico è catturato dai Piedi Neri viene torturato mediante… solletico!
Ma, signore e signori, queste storie sono… Storia. Ed è un vero piacere poterle rileggere!

(Antonio Marangi • 19/02/2012)