Sarà stato per quell’accostamento quasi romantico: Capitan America e gli X-Men insieme, come sulle copertine del Cap dell’Editoriale Corno. Negli anni Settanta infatti, le avventure degli X-Men, quelli “veri”, gli originalissimi di Lee&Kirby, i ragazzini spauriti raccolti dal saggio Xavier per insegnar loro a gestire i propri poteri, erano pubblicate in appendice agli albi di Capitan America. Sarà stato per quell’accostamento quasi romantico – dicevamo – ma a vedere questo nuovo albo in edicola non abbiamo potuto resistere. Ma il bello dell’acquisto si è fermato lì…
L’albo (serie Marvel Universe, nr. 11. Panini Comics, marzo 2012, euro 5,30) raccoglie in un’unica soluzione una storia pubblicata originariamente negli USA su tre albi diversi: Uncanny X-Men Annual nr. 3, Steve Rogers: Super-Soldier Annual nr. 1 e Namor: the First Mutant Annual nr. 1, tutti di maggio 2011, disegnati rispettivamente da Nick Bradshaw, Ibraim Roberson e Max Fiumara su testi di James Asmus.
La storia in breve: il terribile (va da sè) Blastaar si impadronisce del carcere speciale che lo Shield aveva costruito tempo fa nella Zona Negativa e lo rende una fortezza da cui intende sferrare un attacco alla Terra. Quasi per caso, cattura alcuni X-Men: Ciclope, la giovanissima Hope, Nemesis e il principe Namor (nota a margine: riteniamo davvero forzato l’apparentamento di Namor con gli X-Men, con tanto di X sulla cintura…) e lancia la sua sfida agli USA: vi restituisco gli ostaggi in cambio di Reed Richards! Non sia mai che si scenda a patti con i terroristi, sentenzia Steve Rogers (a proposito: in queste storie non è neanche Capitan America!), quindi prende armi e bagagli e corre – da solo – al salvataggio nella Zona Negativa. Pim, pum, pam fino allo scontato finale, con in più qualche angolo psicologico (Steve molto paterno e comprensivo con la giovane e ribelle Hope).
Davvero un po’ pochino, con in più il contrasto tra tre stili di disegno assolutamente diversi (mangoso il primo, realistico e tradizionale il secondo, forzato e “squadrato” il terzo) che non migliora le cose. È vero che si tratta di Annual, storie raramente memorabili avendo l’obbligo di essere autoconclusive in poco spazio. Ma con tale livello di nomi in copertina forse ci si poteva aspettare di meglio.

(Antonio Marangi)

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